E come in un thriller a tema natalizio, ieri sera è toccato a Berlino essere l’obiettivo del Risiko del terrore in quel di Charlottenburg, frizzante quartiere di Berlino bandito a festa per il Natale in arrivo. Così ai trenini elettrici si è sostituito un camion impazzito, a Babbo Natale un terrorista spietato lanciatosi a folle velocità sulla folla festosa. Al rosso delle decorazioni si è sostituito il sangue, alle nenie natalizie l’assordante suono delle ambulanze. 12 moti e 48 feriti. Come a Nizza, come a Parigi, come a Bruxelles. E andando ancora indietro… come a Londra, come a Madrid.

E se lo sgomento è forte, alla paura si è sostituita l’amarezza, quel quasi fare spallucce nel guardare l’Europa a ferro e fuoco come non l’avevamo vista mai. Ma subentra anche una certa abitudine, purtroppo, che non permette più di sconvolgerci troppo, che ci fa guardare certi eventi come qualcosa con cui dovremo convivere da oggi in poi. Così, spegniamo la tv.

Ma chi è sempre abituato a vagare per il Pianeta, per dovere o per piacere, e che magari ieri sera vagava gioioso alla ricerca di un biglietto aereo per la prossima fuga, viene male al cuore. Perché Berlino, come il resto d’Europa, rappresenta sicuramente qualcosa per chi è nato e cresciuto europeo: il luogo di un amore, un posto di lavoro ed una terra promessa, la speranza di una nuova vita, una vacanza indimenticabile, l’avventura post-maturità, un’università in cui si è studiato o si sogna di andare a studiare. E ci chiediamo perché, ancora una volta, dovremmo aver paura di andare, perché delle madri e dei padri debbano vivere nell’incubo di un figlio che torna a casa in una bara, perché non si possa girare per un mercatino di Natale come un gioioso turista, perché dovremmo evirare la nostra voglia di andare e di conoscere in questa eve of destruction.

Berlino non conosceva l’orrore da quegli anni in cui un muro odioso fatto di cemento e miopia ne aveva straziato a metà il cuore. Ma nonostante tutto, aveva rappresentato anche il simbolo della ricucitura di una ferita profonda, dell’esplosione della gioia di vivere suonata a ritmo di picconi e Inno alla Gioia.

E’ difficile conservare la voglia di andare in giorni come questi. Durante i quali piange Berlino, si spara ad Ankara e Aleppo è presa sotto la stessa coperta scura. E grandi passi dovremo fare ancora per comprendere che i morti non sono nostri o loro, che non ci sono tragedie grandi o piccole. Così come è forte l’impressione che il mondo stia andando a rotoli, mentre lo diciamo con la testa fra le mani come anziani navigati anche se anziani non siamo. Nostalgici di “un tempo che fu” che non abbiamo mai vissuto.

“Non ho altro da dire su questa faccenda”, diceva Forrest Gump.

Ma io, oggi, ho una gran voglia di andare a Berlino.

Bruce Chatwin amava ricordare che in tibetano “essere umano” si rende con “a-Go ba”, ovvero “viandante”, “chi fa migrazioni”.

Forse sarà questo, soltanto questo, che ci salverà.