Si chiama brexit ma si legge “uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea” il fenomeno, a lungo paventato, che è andato a impattare così pesantemente nella storia politica internazionale. Uno spauracchio a lungo temuto ma che, a seguito del referendum del 23 giugno di questo anno, è diventato realtà: una consultazione che ha decretato a quota 51,9% il desiderio britannico di dire addio a Bruxelles. Ma la brexit non ha finito solo per spaccare il sistema Europa, ma gli stessi equilibri britannici fra Inghilterra e Galles, aree euroscettiche per tradizione, e Scozia e Irlanda del nord, europeiste convinte.

Le ripercussioni, ma su chi?

La brexit, dunque, nei prossimi mesi tenderà a modificare equilibri e regole che vanno dai lati più spiccioli della vecchia politica comunitaria fino a settori più complessi come la lotta al terrorismo e la libera circolazione. Proprio quest’ultima, infatti subirà, delle drastiche mutazioni che colpiranno per primi i cittadini britannici destinati, in un prossimo futuro, al ruolo di “extracomunitari”.

Ad essere colpiti, innanzitutto, i viaggiatori: non solo turisti, ma milioni di cittadini britannici che si spostano da sempre nell’area Schengen per lavoro e studio. A rigor di logica, uscendo da questa area di libera circolazione, i sudditi di Sua Maestà dovrebbero tornare ad usare il proprio passaporto per viaggiare negli stati membri, richiedendo precedentemente un apposito visto di antidiluviana memoria.

Un programma agevolato potrebbe essere messo a punto in maniera bilaterale, creando un sistema di visti a breve termine e di facile ottenimento, come avviene già per i cittadini americani. Perché se, da un lato, quest’uscita deve pur avere delle conseguenze pratiche, il dilagare del fenomeno terroristico dopo gli attentati in Francia e in Belgio, richiede controlli sempre più severi.

Viaggiare in Gran Bretagna

Un vero rompicapo per giuristi di entrambi i fronti alle prese con un processo di segno contrario alla semplificazione: si potrebbe pensare ad una sorta di visto elettronico, come suggerito da eminenti voci accademiche britanniche; oppure ancora c’è chi paventa un regime speciale che consenta comunque la libera circolazione, costruito ex novo in maniera bilaterale. Ma in tal caso la domanda giusta sarebbe: ma allora che si è usciti a fare dall’UE? Domanda legittima, risposta ardua, che spetterà a coloro i quali condurranno i negoziati per questo divorzio alla europea. Un grande momento di fragilità per il sistema inglese, autosottopostosi ad una situazione di debolezza negoziale di fronte alla quale Bruxelles potrebbe reagire con il pugno di ferro.