Il flamenco è forse una delle tradizioni artistiche più emblematiche che ci siano. Questo per la difficoltà di tracciarne le precise origini.

Quando sentiamo questa parola la si suole associare ad una danza, ma in realtà il flamenco nasce come cante, ovvero canto, senza musica di sottofondo. Inoltre, flamenco è anche una tecnica di pittura ed, infine, uno stile musicale che prende vita successivamente al canto ed al ballo. Comunque lo si voglia intendere però vi è un punto in comune, ovvero il suo svilupparsi nell’Andalusia, la regione della Spagna conosciuta fortemente per il suo multiculturalismo.

Come già accennato, le sue origini sono ben più difficili da rintracciare, per la presenza di caratteristiche tipiche di culture diverse, per cui si può giustamente affermare che il flamenco è un incontro tra culture diverse: quella gitana, quella araba, e quella ebraica, che dapprima si scontrano, si oppongono fino al punto di accettarsi e infine mescolarsi, creando così un ballo ed uno stile musicale davvero unico.

La storia del Flamenco: le origini gitane

Dipinto di una danzatrice di flamenco gitana
La passionalità del flamenco gitano rappresentata in un dipinto

La storia comincia con i Gitani, l’antichissimo popolo nomade, che dopo essere stato cacciato dal Sid, inizia la sua lunga storia di spostamenti, fino ad arrivare, intorno al XV secolo, in Andalusia dove trova le condizioni più adatte per restarvi. Qui finisce per scontrarsi con la cultura e la società autoctona del tempo, impregnata di tradizioni legate ai suoi conquistatori presenti e del passato, come bizantini, mori, ed ebrei. In quel periodo, ovvero il Medioevo, il nomadismo era considerato una maledizione di Dio, per cui l’integrazione, per il gruppo Rom, fu davvero difficile, un processo che richiedette ben diversi secoli per la sua riuscita.

Ma è proprio nel Medioevo che il flamenco prende vita, termine che deriva dall’unione delle parole arabe felag, contadino, e mengu, errante, ovvero fuggitivo, fino ad entrare nell’uso linguistico come sinonimo di Gitano e che poi in spagnolo assunse il significato di Fiammingo. Nasce in particolare intorno al XVIII secolo, con il primo cante jondo – canzone profonda – quando ormai anche i Gitani avevano fatto proprie le tradizioni del popolo spagnolo e mescolato alla loro.

Il canto era un’appassionata forma d’espressione che esprimeva la sofferenza del popolo gitano, emarginato dalla società e, dunque, un’espressione popolare. Un interprete di flamenco comunicava la vera passione della vita, dell’anima e questo raro dono di suscitare emozioni veniva conosciuto come duende (spirito). Oggi le canzoni, o meglio coplas, possono essere dunque di stili diversi, che vanno dall’angoscia sofferente della deisoleà, alla più vivace alegrìa, dall’intensa disperazione della siguiriya, all’ottimismo gioioso della bulerìa.

Il canto si trasforma in flamenco

Successivamente questi sentimenti vennero espressi anche attraverso la danza e poi la musica, facendo divenire il flamenco un insieme di canto, musica e danza così come lo conosciamo oggi.

Il musicista spagnolo Roberto Aguilar
Il musicista spagnolo Roberto Aguilar mentre suona la sua chitarra flamenca

A fare da sottofondo musicale è in particolare il suono della chitarra flamenca, differente da quella classica per alcuni accorgimenti costitutivi e soprattutto per il modo diverso di utilizzare la mano destra, alla quale si aggiungono l’uso del jaleo, cioè incitazioni a voce, e del palmas, ovvero il battito delle mani. Gli stili musicali del flamenco sono detti palos. Ne esistono più di 50 e sono classificati secondo criteri musicali: ritmo, tonalità, melodia.

Costumi e celebrazioni del flamenco

Il costume tradizionale risale alla moda andalusa del XIX secolo quando il flamenco salì per la prima volta sui palcoscenici. Da allora sino ai giorni nostri, le donne si agghindano con scialle, ventaglio e un lungo abito a balze, mentre gli uomini indossano pantaloni neri attillati e cappelli piatti alla cordovana.

Ballerina di flamenco con abito tradizionale
La voluttuosa bellezza dell’abito tradizionale delle ballerine di flamenco

Ormai il flamenco fa parte della cultura e della tradizione musicale dell’intera Spagna e non solo. Viene riproposto prima di tutto durante le feste andaluse, come ad esempio il Festival di Jerez e il Festival Torre del canto. Oppure, in città storiche come Siviglia, che più di tutte celebra il flamenco dedicandogli tre grandi feste popolari: il Potaje Gitano, il Gazpacho Andaluz e la celebre ed internazionale Bienal de flamenco. Ma non solo. Il flamenco è un’arte che si può anche coltivare nell’intimità della propria casa, come festa di famiglia, nei teatri dei professionisti o in numerosissime taverne, ovvero i tablaos, tipici locali spagnoli dove mentre si cena o si beve qualcosa si assiste ad uno spettacolo dal vivo.

Non resta che partire per la straordinaria terra andalusa, per apprezzare ed essere rapiti dalla passionalità e le emozioni che solo il flamenco sa trasmettere.