Anticamente nota come Maleventum, Benevento deve il suo nome alla vittoria dei Romani su Pirro nel 275 a.C.: quando poi la città divenne colonia nel 268 a.C. venne ribattezzata Beneventum, in onore di quella gloria. Ma ben presto Benevento si guadagnò un appellativo ben più singolare: quello di città delle streghe. Una storia millenaria fatta di leggende, miti, intrighi e racconti tramandati di generazione in generazione che, ancora oggi, fanno di questa città un luogo fascinoso e ricco di mistero.

Streghe, janare e leggende beneventane

La leggenda delle streghe di Benevento affonda le sue radici nell’epoca romana quando, in una commistione di riti, si diffuse in città il culto della dea Iside a cui era devoto Domiziano. La dea, nel culto pagano, aveva il potere “occulto” di calmare e dominare i serpenti, gli animali più temuti dall’uomo. Il culto delle streghe, tuttavia, si affermò con i Longobardi a partire dal VI secolo. Protagonista di racconti e credenze fu il mitico noce di Benevento, antico e frondoso albero consacrato al dio Odino. I riti longobardi, tra il paganesimo e non, prevedevano che vi si appendesse una pelle di caprone in segno rituale. Da qui l’idea che qui si celebrassero cerimonie e rituali magici officiati da sacerdotesse in onore del Sabba, il rituale di accoppiamento delle streghe con il Diavolo. Brrrrrrrrrrrr!

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Illustrazione dell’albero Noce di Benevento.

Ma dove si trovava questo così famoso noce? La leggenda vuole che, nelle testimonianze delle streghe, il noce fosse un albero molto alto, sempreverde, ubicato sulla cosiddetta Ripa della Janare (così vengono definite le streghe in dialetto beneventano), luogo sulle rive del fiume Sabato. Un luogo identificato prima nelle terre del nobile Francesco di Gennaro, poi in una gola detta Stretto di Barba sulla vecchia strada per Avellino a cavallo tra le due province, tra i comuni di Ceppaloni e Chianche. Altre dicerie vogliono che il luogo sia la contrada Piano delle Cappelle oppure ancora la Torre Pagana, sul lato ovest delle mura della città, sulla quale venne costruita una cappella in onore di San Nicola di Mira.

San Barbato abbatte il noce

Nel 663 d. C. San Barbato, vescovo della città, decise di abbattere il noce, sperando di spezzare il legame tra Benevento e la stregoneria. A nulla valse nemmeno la costruzione nel 760 d.C., ad opera del duca Arechi II, della Chiesa di Santa Sofia, ancora oggi testimonianza dell’architettura longobarda realizzata sul modello dell’omonima chiesa di Costantinopoli e dichiarata nel 2011 Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO.

E fu proprio nel tentativo di imporre il controllo religioso sulla città che venne costruito prima il Duomo in stile romanico tra il XII e il XIII secolo e poi la cosiddetta Rocca dei Rettori nel XIV secolo, in seguito alla defenestrazione di alcuni Rettori pontifici permano degli abitanti della città. Ma imporre il dominio pontificio sulla città delle streghe sembrava essere impossibile.

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Raffigurazione del vescovo di Benevento Barbato intento ad abbattere l’albero Noce

Dalle streghe al liquore Strega

Venne presto, quindi, il tempo della Santa Inquisizione che portò sul rogo centinaia di streghe. Donne accusate di far abortire altre donne, di provocar o curare malanni e di influenzare i riti e i tempi dell’agricoltura. Donne probabilmente libere e indipendenti, magari dedite alla medicina e ai riti della natura che pagarono così il prezzo di una civiltà ancora bigotta. Gli abitanti della città delle streghe impararono a difendersi dalle janare proteggendo le proprie case con (guarda caso) scope di saggina e sale grosso, simboli ancora persistenti nella atmosfera calda e accogliente della Benevento di oggi.

La nascita del liquore Strega

Ed è forse dall’eredità di quelle pozioni magiche e unguenti miracolosi che nel 1860 nacque il liquore Strega (http://www.strega.it/), noto in tutta Italia e nel mondo. Il fondatore della ditta Alberti, che ancora oggi lo produce, possedeva un caffè e una drogheria nella centrale Piazza Roma. Quell’anno mise a punto con il padre Vincenzo, noto speziale della città, la ricetta di un infuso di ben 76 erbe provenienti da tutto il mondo. Una formula ancora oggi rimasta segreta e gelosamente custodita dalla famiglia Alberti: un mix che passa dalla cannella di Ceylon, l’Iride Fiorentino, la menta del Sannio e l’immancabile zafferano che conferisce al celebre liquore il tradizionale colore giallo.

Ed è proprio per celebrare la storia delle janare e dei miti della città che il signor Alberti volle che l’etichetta del suo elisir ritraesse una strega, la sua scopa di saggina e alcune streghe intente a celebrare il Sabba ai piedi del celebre Noce. Segreti, curiosità e ricette vengono ancora oggi custoditi nello storico stabilimento della ditta Alberti che ha sede nei pressi della stazione ferroviaria e che ancora oggi è un tratto distintivo della città.

E voi, riuscirete a trovare i luoghi magici della città delle streghe? Provate la cantilena delle janare di Benevento: nguent’ ‘nguent’, mannam’ a lunoc’ e’ Benivient’, sott’ a l’acqua e sott’ o vient’, sott’ a ogn’ mal’tiemp… magari funziona.