Si chiama Auverse-sur-Oise, ma tutti la conoscono semplicemente come Auverse, la città che l’artista olandese Vincent van Gogh immortalò negli ultimi tre mesi di vita. Un comune di appena 7mila abitanti nel dipartimento della Val-d’Oise, nella regione dell’Île-de-France, sulle sponde del fiume Oise. Sopravvissuto ad un lungo internamento in un manicomio dopo il celebre episodio dell’automutilazione dell’orecchio, van Gogh approdò qui per ricorrere alle cure del dottor Paul Gauchet, medico e pittore dilettante.

Auvers la città degli artisti

Il visitatore che giunge ad Auvers ben comprende come il pittore possa essersi innamorato di questa cittadina, producendo qui quasi 80 tele in sole 12 settimane. La campagna quieta, la natura rigogliosa, il cielo di un azzurro denso, la natura che si ingrigisce alla pioggia autunnale e si incendia durante la primavera. Passeggiando per la città è facile riconoscere alcuni paesaggi che inchiodavano al cavalletto van Gogh dall’alba fino al tramonto. Per intenderci, sono queste le viuzze e le campagne di Casolari con tetto di paglia a Cordeville o Campo di grano con corvi, paesaggi che colpivano l’artista per il mélange di vecchio e nuovo: le vecchie case gli riportavano alla memoria l’Olanda della sua infanzia, quelle vecchie, invece, la sua vita parigina.

Ma è forse la piccola Chiesa di Auvers, ancora oggi simbolo della piccola cittadina, ad essere passata alla storia come ritratto dei giorni francesi di van Gogh. Un edificio piccolo, gentile e forse anonimo se non fosse stato trasformato dall’estro dell’artista in onde morbide, tratti decisi, colori pieni, mescolando l’architettura originale ai paesaggi nordici della sua giovinezza.

Van Gogh nuovo inizio

Vincent van Gogh (1)
Quadro Notte Stellata.

Il merito più grande di Van Gogh è stato forse quello di trasformare anche le piccole cose quotidiane in manifesti d’arte: un vaso di fiori, una barca, una scrivania oppure una camera d’albergo. Come accadde per l’Auberge Ravoux (http://www.maisondevangogh.fr/index-en.php), la locanda dove visse quelle settimane di bulimia artistica e nelle cui stanze cessò di vivere. L’albergo, ancora oggi pittoresca fermata in quel di Place de la Marie, era gestito da Monsieur Ravoux, piccolo commerciante che qui offriva stanze a basso prezzo, piatti semplici e vini locali. Non è un caso che la sua piccola pensione divenne il caldo ritiro di uomini del calibro di Renoir e Monet. L’Auberge Ravoux accolse anche lo speranzoso van Gogh, giunto qui per iniziare una nuova stagione artistica ed una nuova vita nel 1890. Ed è qui che amava sorseggiare buon vino e completare le sue opere sulla veranda coperta, divenuta ormai una conventicola di artisti amorevolmente accuditi da Adeline, la figlia dei Ravoux che van Gogh immortalò in un dolce ed elegante ritratto. Una confidente, un amore non dichiarato o una tenera amicizia? Nessuno lo seppe mai.

La storia tra passato e presente

Oggi la locanda Ravoux si è trasformata (ha riaperto nel 1993) nella Maison de van Gogh, un delizioso locale retrò che unisce menù tradizionali e vini pregiati ad un museo vero e proprio: qui potrete ammirare il tavolo dove amava sedersi il pittore, un angolo della memoria che attira qui artisti e ammiratori in religioso silenzio. Salendo i gradini della scala interna in legno, strettissima, è possibile visitare la stanza in cui visse e si spense l’artista:  un attico semplice, di appena 7 metri quadri che costava appena 3,50 franchi al giorno, illuminato soltanto da un piccolo lucernaio. La stanza, rimasta intatta dal 1890, oggi resta vuota in barba a qualsiasi volontà voyeuristica. Come recita lo slogan della Maison “qui non v’è nulla da vedere ma tutto da sentire”: ed è proprio in questi pochi metri di spazio che gli amanti del genio dei girasoli vengono a rendere omaggio a Monsieur Vincent, come tutti lo chiamavano in città. Un’esperienza forte, quasi mistica, attraverso le pieghe della storia.

Van Gogh capitolo finale

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Cimitero di Auvers con lapidi di Van Gogh e il fratello Théo.

Tra le strade di Auvers la storia vuole che Vincent van Gogh avesse ripreso in mano la sua vita. La compagnia di Adeline, le premure dei Ravoux, le sedute col dottor Gauchet, le ore a dipingere nelle campagne, lo sciabordio dell’Oise sembravano aver restituito al pittore quella serenità che sembrava inseguire da sempre. Questo almeno fino a quel 27 luglio 1890, una domenica, quando dopo un’intera giornata passata fuori a dipingere, si ritirò nella locanda: lo ritrovò Ravoux, sanguinante. Il pittore confessò di essersi sparato un colpo di rivoltella al petto. Ed è in quel letto che, fra le braccia dell’eterno compagno di vita, il fratello Théo, van Gogh si spense. Sei mesi dopo, anche Théo morì, ucciso dai sensi di colpa per quel fratello che non aveva saputo aiutare a vivere.

Ancora oggi i due fratelli van Gogh sono sepolti nel piccolo cimitero di Auvers: due lapidi piccine e semplicissime, immerse in un groviglio di edera dove spesso vengono adagiati girasoli, i fiori semplici omaggiati da quella mano passata come una cometa sulla Terra.

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Foto copertina: by jan.titoVincent van Gogh – CC BY-SA 2.0