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Woodstock, una meta leggendaria

Nel '69 si svolse, a Bethel, il leggendario festival di Woodstock. Accorsero in 500 mila persone. Questo evento fu il simbolo degli hippies e del rock'n'roll

Woodstock, una meta leggendaria


Era il 1969, era il tempo degli hippies, era il tempo dell’amore libero, del rock'n'roll, della droga come strumento di amplificazione della percezione. Venne organizzato un raduno, il festival di Woodstock. Le persone attese erano circa 50 mila: ne arrivò quasi un milione e solo la metà riuscì ad accedere all'area attrezzata per il concerto. Avrebbe dovuto svolgersi dal 15 al 17 agosto, ma proseguì fino alla mattina del 18 a causa di problemi tecnici dovuti alla miriade di persone arrivate e al maltempo.

Il festival si svolse nella piccola cittadina di Bethel, nello stato di New York, con il lancio pubblicitario: three days of peace and music. Pace e musica, sì, ma anche altro. Woodstock fu il raduno collettivo musicale più memorabile della storia, segnò l’apice e nello stesso tempo il tramonto del movimento hippy. Ma soprattutto, fu la prova dell’esistenza di una comunità sconfinata di giovani con gli stessi ideali di amore e libertà che si ritrovarono tutti insieme, in quei giorni, che ancora vengono raccontati.

La scaletta delle esibizioni, custodita nel museo di Woodstock, fa venire i brividi: nomi del calibro di Janis Joplin, The WhoJefferson Airplanes, Santana, Grateful Dead, Joe CockerCrosby, Stills, Nash & Young (in cui Young sta per Neil Young) e infine Jimi Hendrix, che suonò sedici pezzi chiudendo quella tre giorni irripetibile con Hey Joe.

Altri nomi passarono su quel palco: alcuni americani come Richie Havens che aprì il concerto, Country Joe e The Fish, Jhon Sebastian e i Canned Heat; altri stranieri come il chitarrista indiano Ravi Shankar, la band inglese Keef Hartley Band o il gruppo scozzese Incredible String Band.

Quei giorni non furono idilliaci né per gli artisti né per gli spettatori: molti cantanti non riuscirono ad arrivare, o arrivarono in ritardo. Sul palco ci furono vuoti lunghissimi. Il programma iniziale fu distrutto, gli orari e gli artisti cambiarono, altri suonarono due ore oppure dieci minuti. I temporali resero impraticabile il palco, e le persone si ritrovarono coperte di fango. I servizi principali quali toilette e cibo scarseggiarono.

Ma fu grandioso. Indimenticabile. Il simbolo di una collettività, il simbolo di una musica che non era solo colonna sonora, ma parte integrante della vita di ognuno. Un evento non solo culturale, ma storico e irripetibile. Uno di quei momenti che fungono da struttura portante per l'immaginario collettivo e fanno sognare. Sognare di essere lì, di provare quelle emozioni, di essere testimoni della Storia e di viverla consapevoli di farlo. 

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