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Svolta Myanmar: il primo presidente civile dopo 50 anni di dittatura

Con 360 voti su 652 disponibili, Htin Kyaw è il primo presidente civile dopo mezzo secolo di dittatura militare

Svolta Myanmar: il primo presidente civile dopo 50 anni di dittatura

Il Myanmar volta pagina e si prepara a scriverne di nuove, grazie alle prime elezioni libere dal 1962. Il neo eletto presidente è Htin Kyaw, un brillante economista di 69 anni da sempre al fianco di Aung San Suu Kyi durante le sue lotte contro il regime dittatoriale.  

 

LA DITTATURA MILTARE

La storia del Paese asiatico è piuttosto travagliata ed è passata attraverso due sanguinose dittature militari. Dopo aver ottenuto l'indipendenza dal Regno Unito alla fine della Seconda Guerra Mondiale, nel 1948, nazione ha vissuto un periodo di assestamento con un governo democratico, tuttavia segnato da numerose insurrezioni e accadimenti politici che, nel 1962 portarono al primo colpo di Stato militare per mano di Ne Win che instaurò la dittatura militare della Birmania.  

Ogni forma di rivolta veniva repressa nel sangue, il Paese fu ridotto sul lastrico e molti focolai di protesta si accendevano nelle zone periferiche a causa della mancanza dei generi di prima necessità, ovvia conseguenza di una politica nazionalistica chiusa in se stessa. 

In questo scenario, nel 1988, si sviluppò la celebre Rivolta 8888: durò poco più di un mese, a cavallo tra agosto e settembre e aveva lo scopo di riportare la Birmania a un regime politico democratico, ma terminò sanguinosamente con un altro colpo militare che instaurò, di fatto, la seconda epoca dittatoriale. 

In questo scenario di profonda crisi emerse la figura di Aung San Suu Kyi, fondatrice della Lega Nazionale per la Democrazia. La donna, provata dalla prepotenza della dittatura, divenne un'icona politica e sociale. I suoi principi traevano ispirazione dagli insegnamenti di Gandhi sulla non violenza, ma le sue ideologie non erano gradite al governo militare che le comminò gli arresti domiciliari nel 1989, proponendole la possibilità di lasciare il Paese, da lei rifiutata. In un clima di profonda confusione, nel 1990, il regime indisse le elezioni che premiarono la Lega Nazionale per la Democrazia. In base a questo risultato, Aung San SuuKiy sarebbe dovuta diventare primo ministro, ma il governo rigettò le elezioni e i militari ripresero il potere con la forza. Gli sforzi profusi nella ricerca di un governo democratico e le angherie subite le valsero il premio Nobel nel 1991, ma gli arresti domiciliari le furono revocati solo nel 1995. Ciononostante, permaneva per lei uno status di semi-libertà, che l'ha vista ulteriormente condannata diverse altre volte, fino alla definitiva scarcerazione nel 2010, con l'instaurazione di un governo civile che è gradualmente sfociato nelle elezioni appena concluse.
 Ecco i due leader uno accanto all'altro

 

LA VITTORIA DI HTIN KYAW 

In tutti questi anni, Htin Kyaw è stata una presenza costante e discreta al fianco di Aung San Suu Kiy, durante le sue lotte pacifiche. È stato quindi anche grazie a lui se oggi, il Paese può contare su un Parlamento democratico che, con 350 voti su 652, lo ha eletto presidente. In realtà, il popolo birmano avrebbe preferito essere guidato da Aun San Suu Kiy, ma questo è attualmente impossibile a causa di una norma costituzionale emessa dal governo militare. I figli della leader democratica, infatti, sono in possesso del passaporto straniero e questo, ha impedito la sua candidatura come presidente. Tuttavia, con l'elezione di Htin Kyaw, considerato il braccio destro della donna, il Paese ha ottenuto una grandissima vittoria, per la quale il neo presidente, attribuisce gran parte del merito proprio ad Aun San Suu Kiy. 

Gli scenari politici attuali per il Myanmar, finalmente, sembrano più rosei: la Lega Nazionale per la Democrazia ha ottenuto la guida del Paese. Il neo presidente sarà affiancato da due vicepresidenti, ossia i candidati che subito dopo di lui hanno ottenuto più voti: Myint Swe, rappresentante per il partito militare con 213 voti e Henry Van Tio con 79, anch'egli esponente della lega Nazionale per la Democrazia. Per la Suu Kiy, invece,  potrebbero aprirsi le porte di un ministero, presumibilmente quello degli esteri. 

 

Dopo quasi 50 anni di dittatura militare, il Myanmar può finalmente rialzare la testa, sfruttando le sue straordinarie potenzialità. Una terra antica e meravigliosa, troppo spesso martoriata, che merita finalmente di vivere un lungo periodo di pace e prosperità.

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