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Stage all'estero: l'esperienza di Gabriele in Serbia

Gabriele ci racconta la sua emozionante esperienza di due mesi di stage all'estero con AIESEC, di quelle che ti cambiano la vita!

Stage all'estero: l'esperienza di Gabriele in Serbia
Foto di: Aleksic Ivan (Opera propria) [CC BY-SA 3.0], attraverso Wikimedia Commons

Intervistiamo oggi Gabriele Panico, neolaureato all’Università degli Studi di Napoli Parthenope che grazie al programma di scambi internazionali di AIESEC, associazione internazionale di studenti con una sede anche presso l’ateneo napoletano, ci racconta, come già prima di lui hanno fatto altri ragazzi, della sua breve ma intensa esperienza di vita all’estero in uno Stato dell’Est Europa.

V: Ciao Gabriele, da poco sei tornato da un lungo viaggio, anzi più che un viaggio un’esperienza di vita all’estero, dove sei stato?

G: Viaggiare è sinonimo di divertimento, avventura ma soprattutto scoperta e crescita personale, ed è quello che mi ha trasmesso il mio soggiorno di circa due mesi in Serbia e più precisamente nella città di Niš.

 

V: Perché questa meta?

G: Galeotta è stata AIESEC, un'associazione di studenti universitaria che consente di fare esperienze formative all'estero. AIESEC collabora con molte aziende ed ha programmi molto variegati, istituiti per lo più con lo scopo di integrare le culture di ogni popolo in modo da trasformarci sempre più in cittadini globali.

 

V: E il tuo programma cosa prevedeva?

Gabriele con una delle ragazze a cui ha insegnato l'italiano in SerbiaG: In particolare il mio programma prevedeva l'insegnamento della lingua italiana a bambini e ragazzi tra i 7 e i 15 anni, ed è stato bello notare come la nostra fama in alcuni settori come cibo, arte e moda ci precedesse. I ragazzi erano innamorati della nostra cultura ed alla fine posso dire che in cambio dei miei insegnamenti, mi hanno trasmesso davvero tanto amore e passione.

 

V: Com’è stato vivere per due mesi in questa città? Raccontaci di Nis, di cosa ti ha colpito maggiormente e delle sue attrazioni.

G: La cittadina di Nis è molto graziosa: attraversata da un fiume Nisava, è situata nel sud est del Paese, a pochi km dal confine bulgaro, kosovaro e macedone. Piccola, tranquilla, piena di vita la sua popolazione mi ha colpito per il forte senso di riscatto sociale nato in seguito ad un’esperienza postbellica ancora troppo vicina. 

Ho avuto modo di visitare un po’ tutte le attrazioni turistiche presenti ed in particolare mi hanno colpito la Skull Tower, il Campo Croce Rossa ed il Bubanj. Senza dimenticare l’immensa Fortezza di Nis che di giorno è semplicemente un posto in cui puoi trovare pace e tranquillità, con il suo confortevole giardino, i suoi alberi secolari, il suo fantastico panorama sulla città e sul fiume, mentre di notte si trasforma con in suoi tanti bar e locali in un luogo d’incontro per i giovani a cui piace la “nightlife”. 

L'affascinante monumento Skull Tower di NisLa cosiddetta Skull Tower è un suggestiva torre composta in gran parte da teschi umani, resti di soldati morti per l'onore della patria. La storia narra che ormai quasi sconfitti e vinti, i soldati Serbi pur di non essere catturati, torturati ed infine impalati, si fecero esplodere suicidandosi e procurando tante vittime anche nell’esercito avversario turco. Successivamente la torre fu costruita dai turchi per ricordare alla popolazione serba il destino di chi si opponeva al loro regime, diventando però di fatto simbolo della ribellione e del sacrificio serbo e quindi vero e proprio emblema dell’orgoglio nazionale.

Il secondo luogo assolutamente da visitare è il Campo Croce Rossa, altro non è che un campo di concentramento tedesco. Durante la seconda guerra come ben sappiamo l’esercito del terzo Reich instituì campi in cui le persone venivano deportate. Il luogo molto struggente testimonia che l’unica via di uscita per chi vi entrava era la morte; le persone infatti venivano costrette a lavorare fino allo svenimento, giorno e notte in cambio di un solo misero pasto oltre a dormire a gruppi di 6-7 in piccolissime celle. Nel campo non vi erano solo ebrei ma anche comunisti, omossessuali, zingari e slavi. La sorte peggiore però toccava agli ebrei che venivano richiusi in piccolissime celle situate all’ultimo piano con appena un cerchio dal diametro di pochi centimetri che collegava la cella all’esterno per respirare un po’ di aria. (Foto: "Skull Tower detail" by martijnmunneke - http://www.flickr.com/photos/martijnmunneke/2678873239/. Licensed under CC BY 2.0 via Commons.)

Il Bubanj è, invece, un monumento eretto in onore dei caduti in guerra della seconda guerra mondiale che sorge nello Spomen Park (foto di copertiina). Il monumento ha la forma di tre pugni chiusi che rappresentano la famiglia e l’orgoglio serbo, tre perché raffigurano la madre, il padre e la prole per indicare che nonostante la guerra porti vittime, l’orgoglio di un padre ed una madre può rivivere nella vita dei figli, pertanto è importante essere devoti e pronti al sacrificio per la propria patria.

Infine, il monumento in cui poi è sorta tutta la cittadina, la famosa Fortezza di Nis. Ubicata nel centro della città, descriverla non è facile, l’unico modo per poter comprenderla a pieno è visitarla. Ricostruita dai turchi sulle basi romane, si trova in un luogo strategico ed è per questo che rimase in mano all’esercito ottomano fino al 1877. Al suo interno vi era la presenza di caserme, uffici, negozi oltre che una moschea. Oggi di tutto questo è rimasto ben poco, ma essendo un luogo con enormi valenze culturali e storiche, vengono spesso organizzati eventi, come il famoso Festival di Nisville, un festival internazionale di musica jazz a cui ho avuto la fortuna di assistere.

La Fortezza di Nis, simbolo della città serbaFoto: © Plamen Agov • studiolemontree.com [CC BY-SA 3.0], via Wikimedia Commons

 

V: Un aneddoto in particolare che hai piacere di raccontarci?

G: Un aneddoto importante che mi piace raccontare è legato proprio al Festival di Nisville. Mentre facevo il mio ingresso nella Fortezza, sentivo in lontananza un suono che tra le centinaia di melodie diverse mi attirava, come un richiamo, una musica diciamo familiare, che una volta abbastanza vicino da ascoltarne il canto, ho riconosciuto subito! Si trattava del 'O Surdato 'Nnammurato, intonata in una delle tante postazioni in cui gli artisti mettevano in luce la propria arte esibendosi dal vivo: ebbene sì, in Serbia avevo l’onore di ascoltare una delle canzoni simbolo della mia terra, ma anche e soprattutto l’inno della mia squadra del cuore, il Napoli; ed è stato in quel momento che dopo circa 6 settimane mi sono sentito a casa.

 

V: Per il resto, cosa non scorderai mai di questa terra?

G: Senza dubbio il cibo: inizio con il dire che la Serbia, così come un po’ tutti gli stati dell’Ex Jugoslavia non è un posto per vegetariani, la cucina locale è soprattutto a base di carne ed in modo speciale ho amato alcuni piatti in particolare come la pljeskavica e il cevapcici. Il primo in pratica è un hamburger gigante fatto con carne mista, mentre il cevapcici , sono una sorta di polpettine cilindriche. Entrambi vengono solitamente servite con salse particolari e verdure a scelta in una pita. Il problema in Serbia sono i trasporti un po’ antiquati per noi Italiani. 

 

V: E per quanto riguarda il costo della vita?

G: Il costo della vita per noi è molto basso. La popolazione del posto mi raccontava che lo stipendio medio si aggira intorno ai 200 euro, considerando che un euro è circa 120 dinari e che con qualche centinaio di dinari si poteva tranquillamente cenare al ristorante. 

 

V: Come valuti, quindi, questa tua esperienza di lavoro e di vita all’estero? Consiglieresti la Serbia come meta di viaggio?

G: La mia Esperienza AIESEC in Serbia è stata davvero splendida e entusiasmante: ho avuto l’opportunità di conoscere tante persone provenienti da stati e culture differenti dalla mia, ad esempio dall’Azerbaijan, dalla Russia, Bielorussia, Turchia, Tunisia, Brasile, Marocco, Algeria, Egitto, Grecia, Romania e da tanti altri Stati del mondo.

Gabriele con il gruppo internazionale di AiESEC in SerbiaIn molti prima di partire mi hanno sconsigliato di andarci, perché quelle zone vengono viste come instabili politicamente e pericolose. Oggi, alla luce del mio viaggio posso dire che questa, oltre ad essere stata un’esperienza formativa, è stata anche utile a far cadere tutti i pregiudizi che una persona può avere per colpa di barriere culturali e religiose. E poi son convinto di una cosa: chi non dimostra il proprio coraggio affrontando l’ignoto non vivrà mai un’avventura degna di essere raccontata. Ho avuto la possibilità di convivere e conoscere le usanze delle altre religioni abbattendo i muri che il Cristianesimo, con la religione Ebraica e Musulmana crea. Sembra una barzelletta ma molte volte a cena c’era un cristiano, un ebreo, una musulmana ed un napoletano. Non dimenticherò mai l’accoglienza del popolo serbo, tutti molto gentili e disponibili, la loro bontà e la loro cultura fortemente incentrata su un elevato orgoglio nazionale, fieri di appartenere allo Stato Serbo ed essere figli di quelle terre. 

Ci sarebbe ancora tanto da scrivere e raccontare ma voglio farvi rimanere con una certa curiosità che possa innescare in voi il desiderio di visitare Nis e la Serbia. Termino con un saluto del posto: zdravo!

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