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Sarajevo, 100 anni dopo

Alla scoperta dell'incantevole città ove ebbe inizio la prima guerra mondiale nel 1914

Sarajevo, 100 anni dopo

A 100 anni dallo scoppio della prima guerra mondiale, Sarajevo è diventata il simbolo delle celebrazioni del centenario in tutto il mondo. Non solo, questa magica città, crocevia fra culture, religioni e etnie diverse è  l'immagine di una ricucitura storica dopo la fine delle guerre balcaniche: oggi offre ai suoi visitatori scorci mozzafiato e uno spirito accogliente.

Ogni visitatore che giunge a Sarajevo deve cominciare la sua visita dal cuore della città, la Bašcaršija, la “Gerusalemme d’Europa”: qui un tempo sorgeva un caravanserraglio che lasciò il posto all’antico mercato. La zona fu significativamente ampliata da Gazi-Husrev Beg - un bey (militare) dell'Impero ottomano nella prima metà del XVI secolo - che fece costruire una moschea che ancora oggi porta il suo nome, una scuola islamica, un bagno turco, la Torre dell'Orologio e altri servizi. Tra il 1884 e il 1889, fu costruita la Cattedrale del Sacro Cuore, a testimonianza della contemporanea presenza di musulmani e cristiani nella città. A pochi passi da qui la sua alter ego ortodossa: chiesa di S. Michele e Gabriele.                                    

Spostandosi dal cuore brulicante della città, il lunLa splendida Moschea Gazi-Husrev Beg di Sarajevogofiume è un’esperienza altrettanto magica. Qui, seguendo il lento scorrere della  Miljacka, rimarrete estasiati dalla bellezza della celebre Biblioteca Nazionale: simbolo della resistenza della città, il suo restauro è stato completato nel 2012 portandola al suo antico splendore. Altrettanto meravigliosa è la casa museo Despica kuca, nei pressi del Ponte Latino, è stata dichiarata monumento nazionale. La parte più antica dell’edificio risale al 17esimo secolo e può essere considerata il cuore del teatro bosniaco: qui, infatti, si tenevano spettacoli teatrali patrocinati dalla famiglia Despic. Sempre sulle orme del teatro bosniaco non potrete perdervi il Teatro Nazionale, uno dei luoghi simbolo della resistenza culturale della città.

Museo Sarajevo 1878/1918 e Ponte LatinoSulla scia delle celebrazioni del centenario della prima guerra mondiale, una visita alla città non  può prescindere da un tour del Museo Sarajevo 1878/1918, dedicato alla storia della capitale bosniaca durante il periodo dell’impero austro-ungarico. La sua collocazione (di fronte al Ponte Latino, sulla Zelenih Beretki, lungo la riva occidentale della Miljacka) non è di certo casuale: è qui che avvenne l'assassinio di Francesco Ferdinando per mano del serbo Gavrilo Princip, che sparò all'arciduca austriaco. Un episodio che, tradizionalmente, viene individuato come causa e momento di inizio della Prima Guerra Mondiale. L'edificio espone cimeli relativi all'epoca austro-ungarica riferiti soprattutto a questo episodio: oggetti di vita quotidiana, documenti, immagini, riproduzioni dell'abbigliamento dell'arciduca e di sua moglie Sophia Hohenberg, foto segnaletiche dell'attentatore. C'è anche un documentario che ricostruisce il tragitto dell'erede asburgico fino al punto della fatale aggressione. Il museo è interessante anche perché ebbe sorti contrastanti: fu fondato durante il periodo socialista per esaltare la figura dell'eroico studente serbo che sfidò il potere austriaco; più tardi la figura di Princip venne invece equiparata a quella di un terrorista e da allora il museo assunse la funzione attuale: celebrare la storia della città.

Esaurita la Sarajevo “a valle”, la visita della città dall’alto permetterà di conoscere nuovi luoghi simbolo della Bosnia, oltre che donare un colpo d’occhio magico.

Bijela Tabija è l’antico forte della città, costruito nel 1550, fu trasformato poi in polveriera e deposito di munizioni; oggi domina l’accesso orientale alla capitale bosniaca. Uta tabija è invece il cosiddetto “forte giallo”. Si tratta delle rovine delle mura difensive costruite in epoca ottomana che oggi rappresentano un luogo simbolo per la popolazione musulmana: da qui durante il mese di Ramadan viene annunciato, al tramonto, la fine del digiuno.

Infine, il cimitero musulmano di Alifakovac che sovrasta il centro storico. Per raggiungerlo si affronta un ripida salita che lascia spazio a questa sorta di giardino di pietre bianche simbolo di dolore e di speranza. Raggiungerlo col buio regala una Sarajevo insolita e meditativa.

Struggente l'immagine del cimitero musulmano di Alifakovac al tramonto. In lontananza Sarajevo

Per tutto il 2014 Sarajevo è stata associata alle celebrazione dello scoppio del primo conflitto mondiale, ma perché non approfittare di questa occasione per trasformare una memoria triste in una gioiosa? Sarajevo è a solo poche miglia al di là dell’Adriatico.

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