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Sana'a: raid aerei colpiscono la città patrimonio UNESCO

Sana'a, città patrimonio UNESCO, è l'ennesima "vittima" delle guerre in Medio Oriente: 4 gli edifici distrutti da bombardamenti aerei sauditi

Sana'a: raid aerei colpiscono la città patrimonio UNESCO

Cadono sotto gli attacchi aerei della coalizione araba a guida saudita non solo civili inermi ma, questa volta, anche alcuni edifici della città vecchia di Sana’a, miracolosamente sopravvissuta ai conflitti che nei secoli hanno attraversato il paese.

Fino ad oggi. In queste ore tre dei quattro edifici iscritti nella celebre lista dei siti Patrimonio dell’Umanità UNESCO sono stati rasi al suolo, il quarto è venuto giù in poco tempo, sbriciolandosi come se la mano di un bimbo dispettoso avesse deciso di mettere a ferro e fuoco i suoi castelli di sabbia.

E’ proprio questa l’idea che  giungendo a Sana’a si fissa nella mente di ogni viaggiatore: una distesa di castelli di sabbia o, meglio ancora, un agglomerato armonioso di casette di pan di zenzero, merlettate qui e lì da una “glassa” senza tempo.

Una città che affonda le sue radici nella notte dei tempi, aggiudicandosi un posto d’onore fra le città più antiche del mondo. Un patrimonio artistico e paesaggistico che fece innamorare il regista Pier Paolo Pasolini, che nel 1970 proprio qui girò alcune scene del suo Decameron: rimasto estasiato e rapito da cotanta bellezza il regista scelse di girare contemporaneamente il documentario Le mura di Sana’a, un vero e proprio appello all’UNESCO affinché eleggesse questo sito come Patrimonio dell’Umanità: l’appello venne accolto, finalmente, nel 1986.

Immediata la condanna da parte dell’UNESCO: la direttrice generale Irina Bokova si è detta “profondamente rattristata per la perdita di vite umane e per i danni inferti ad uno dei più antichi gioielli dell’urbanismo islamico nel mondo”.

Ancora una volta il Medioriente si spacca per le lotte intestine ai suoi figli: ed è proprio l’eterna scissione tra Sunniti e Sciiti che ha portato a fronteggiarsi nello Yemen i ribelli Houthi, che già dalla fine del 2014 controllano la capitale, e il mondo saudita, espressione “maggioritaria” all’interno dell’Islam. Questa volta, infatti, la distruzione è figlia di una sorta di “fuoco amico” che vorrebbe impedire la caduta di Sana’a e dello Yemen nelle mani dei ribelli. Ed è proprio nel tentativo di restaurare l’ordine costituito cadono, purtroppo, simili bellezze sotto bombe che intelligenti non sono mai.

Un 2015 davvero triste per le bellezze architettoniche mondiali che quest’anno cadono sotto i colpi del terrorismo internazionale: soltanto quattro mesi fa, a febbraio, abbiamo assistito inermi di fronte all’Isis che distruggeva i resti dell’antica città assira di Ninive (Iraq); e poi ancora, il 23 maggio scorso, la bandiera nera dell’Isis veniva issata sopra la cittadella di Palmira, l’antico sito archeologico che tutto il mondo invidia alla Siria.

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