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San Cataldo: Palermo, tesoro dell'architettura fatimita

Da tempio cristiano a ufficio postale. Scopriamo insieme la chiesa di San Cataldo: Palermo, con i suoi tesori, è la prima città italiana Patrimonio dell'Umanità

San Cataldo: Palermo, tesoro dell'architettura fatimita

Diciamolo tutto. Descrivere una città come Palermo non è certo facile. Contraddittoria e seducente, ponte commerciale tra Oriente e Occidente, perla del Mar Mediterraneo, scrigno di antichi tesori, dominata, razziata e ricostruita, è sempre stata il luogo perfetto per il transito di popoli, di razze, lingue e, soprattutto, religioni molto diverse fra loro.

Ricca di reperti, segni e di espressioni religiose, tradizioni di un'antica cultura millenaria, tra i simboli della cristianità più radicata, con San Cataldo Palermo mostra il suo lato più segreto, intimo e suggestivo. Ed è proprio ciò che vogliamo mostrarvi in questo breve viaggio nella piccola, spoglia chiesa dalle rosse cupole.

Il legame tra Palermo e la fede, è saldo e vigoroso, tale da perdersi nella notte dei tempi. Da Santa Rosalia – protettrice cristiana della città – a Saturno – protettore pagano di Palermo, al Genio, nume tutelare della città, Palermo ben si presta a una realtà eterogenea, fatta di simboli e segni diversi tra loro, espressione di culture differenti, ma armonicamente racchiusi in un unico abbraccio.

Ubicata in Piazza Bellini, edificata tra il 1154 e il 1160, sotto il dominio di Guglielmo I, grazie al volere dell’Ammiraglio Majone di Bari, con la chiesa di San Cataldo Palermo diventa una delle più importanti città simbolo dell’espressione della cultura arabo-fatimita nel bacino del Mediterraneo.

Realizzata in pietra arenaria, ha la caratteristica pianta rettangolare, a tre navate, con arcate cieche entro cui s’innalzano i grandi finestroni che danno luce all’interno: mentre le navate laterali sono caratterizzate da volte a crociera ogivale, quella principale - di grandezza doppia rispetto alle due laterali - ospita le volte e gli archi che sorreggono le cupole.

Ciò che più colpisce di questo tempietto cristiano, oltre all'elegante parapetto di squisita fattura araba che circonda la copertura dell'edificio, è soprattutto, la presenza delle tre piccole cupole rosse: grazie a San Cataldo Palermo al tramonto si tinge di rosso e rischiara l’ambiente circostante.  

Le pareti interne non sono decorate: lasciate con i mattoni in evidenza, in pieno stile rustico e spartano, sono vivacizzate esclusivamente dalla presenza di capitelli e colonnati che separano le tre navate e che, probabilmente, risalgono a un periodo precedente all’edificazione della chiesa e pertanto prelevati da altri luoghi di culto.

Degno di nota è il pavimento: realizzato interamente in marmo, con la presenza di numerosi mosaici, è l’emblema del connubio dell’arte decorativa araba con elementi cristiani.

Lo straordinario pavimento della Chiesa di San Cataldo a Palermo, patrimonio UNESCOFoto: www.mondimedievali.net

Significativo anche l’altare: realizzato in marmo bianco, è arricchito da quattro simboli scolpiti. Oltre alla Santa Croce, infatti, troviamo un uomo, un leone, un vitello e un’aquila, simboli che, secondo l’iconografia religiosa cristiana, incarnerebbero i quattro evangelisti e, rispettivamente, Matteo, Marco, Luca e Giovanni.

Nel corso dei secoli, non pochi cambi di proprietà e destinazioni d’uso hanno interessato la chiesa di San Cataldo: Palermo – nella persona di Guglielmo II – decise di donarla ai frati Benedettini di Monreale che, di fatto, ne hanno detenuto la proprietà fino al 1787.

Circa un’ottantina d’anni dopo, la chiesa di San Cataldo di Palermo, vive il periodo più bizzarro della propria storia: non più edificio di culto e luogo sacro, bensì ufficio delle Poste e adibita a deposito per la corrispondenza. Strano a dirsi, ma proprio così.

Durante tutto il periodo in cui ha esplicato la funzione di ufficio Postale, la chiesa ha rischiato di veder rovinati per sempre i suoi interni e suoi arredi: per evitare danni irreparabili, furono applicate travi e assi di legno per proteggere i mosaici, mentre le cupole protette da una spessa coltre di tegole e mattoni.

Nonostante gli accorgimenti, sul finire dell’Ottocento, un’opera di restauro si è resa necessaria: commissionati i lavori a Giuseppe Patricolo – architetto palermitano e maggior artefice nella scoperta dei tesori architettonici nascosti siciliani - essi hanno condotto a una radicale trasformazione della chiesa, liberandola da tutte le costruzioni annesse e dagli elementi superflui.

Il magnifico, seppur semplicissimo e spoglio abside di San Cataldo, Palermo

In realtà per San Cataldo ha in serbo un’altra destinazione d’uso: non più luogo sacro, la chiesa è, oggi, la sede dell’Ordine dei Cavalieri del Santo Sepolcro di Gerusalemme.

Le visite alla chiesa di San Cataldo sono possibili tutti i giorni, gli orari:  9.30 alle 12.30 e dalle 15 alle 18.

Disponibili anche i percorsi guidati. Per l’ingresso singolo, il costo di entrata è di 2,50€, per i gruppi (minimo 10 persone) il prezzo è di 1,50€.

Piazza Bellini e gli immediati dintorni, però, non sono famosi solo per la chiesa di San Cataldo: Palermo, infatti, vi affascinerà anche con tutti gli altri monumenti presenti nell’area. Dalla Chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio – ricca di opere bizantine e mosaici – alla Chiesa di Santa Caterina – con marmi, stucchi e affreschi -, passando per il Palazzo delle Aquile – con la Statua del Genio della città di Palermo – alla spettacolare Chiesa di San Matteo, con i suoi vividi bassorilievi, la città vi sorprenderà per l’infinita varietà di percorsi culturali.

Tra i siti segnalati dall’Unesco nell'ambito dell'Itinerario Arabo-Normanno di Palermo, rientra anche San Cataldo: Palermo così, grazie ai suoi tesori, dal 3 luglio 2015, è la città italiana con il maggior numero di beni rientranti nel Patrimonio dell’Umanità, facendo della Sicilia la prima regione Unesco d'Italia.

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