Serve aiuto?
02.92853971
Lun. - Ven. 9:30/19:00 | Sab. 9:30/13:00
Registrati

Roma: al vaglio un progetto per un quartiere a luci rosse

Dopo Amsterdam e Parigi, anche Roma pensa ad un quartiere a luci rosse. Tra favorevoli e contrari, la Capitale aspetta il suo red light district

Roma: al vaglio un progetto per un quartiere a luci rosse

Non è ancora nato ed è già foriero di polemiche agguerrite. Non c’è ancora una data precisa per la sua realizzazione, né un luogo specificamente individuato. Di sicuro, si sa solo che nascerà entro aprile e che farà discutere a lungo. Stiamo parlando del red light district di Roma, il primo quartiere a luci rosse di Roma Capitale.

L’intento di Andrea Santoro, Presidente democratico del IX Municipio, ça va sans dire, è dei più nobili: regolarizzare la prostituzione, eliminandola da quartieri a rischio, potenziare i controlli, reprimere il racket connesso allo sfruttamento e punire i trasgressori. Il quartiere sarà realizzato nell’area del IX Municipio, quello dell’Eur e della centralissima via Cristoforo Colombo. Via Romolo Murri, via delle Tre Fontane, viale di Val Fiorita sono le strade considerate tra le più papabili e rispondenti alle esigenze per un eventuale distretto a luci rosse.

L’ambizioso obiettivo del disegno è dare nuova vita alle principali vie della città invase da clienti e prostitute in tutte le ore del giorno e della notte, concedere loro uno spazio appositamente riservato all’esercizio della professione, garantendo maggior controllo e sicurezza. Chi sarà sorpreso ad abbordare le prostitute negli spazi non adibiti all'esercizio della professione sarà severamente punito con multe a carattere pecuniario.

Il progetto, chiamato #Michela - dal nome della prostituta data in pasto alle fiamme e miracolosamente sopravvissuta alla barbarie dei suoi aguzzini – avrà il compito di sperimentare e monitorare lo "zoning", ovvero la concentrazione delle prostitute in un’unica area riservata, assolvendo ad un duplice compito: evitare la concentrazione di clienti e prostitute negli spazi aperti al pubblico e dare nuova vita all’Eur, considerata, ormai, una zona degradata da riqualificare urbanamente e socialmente.

Prima di dar vita ufficialmente al quartiere a luci rosse di Roma, sarà necessario un concerto d’intesa tra amministrazione pubblica, cittadini e associazioni di volontariato. Lo scopo è, infatti, quello di creare non una, ma almeno due o tre zone a luci rosse. Così facendo, l’esercizio della prostituzione sarà tenuto costantemente sotto controllo, monitorato dalle forze armate e dagli operatori socio-sanitari. 

Si provvederà a controlli periodici delle strade, si metteranno in pratica politiche di antisfruttamento, i comitati di volontariato e gli operatori sociosanitari si occuperanno delle visite mediche di routine, distribuendo contraccettivi, propagandando il sesso sicuro e, soprattutto, eviteranno le infiltrazioni da parte dei protettori delle ragazze.

Roma, però, a riguardo si è già divisa a metà. La novità di un quartiere a luci rosse nella Capitale, com'era prevedibile, non è stata accolta con favore unanime e la sfera sociopolitica si spacca tra chi è favorevole all’iniziativa e chi la boccia a priori, non ritenendo che il progetto possa meritare la benché minima chance. Troppe, le ripercussioni sul piano morale e religioso. L’influenza cattolica, la pressione del clero, le "frecciate" delle alte sfere ecclesiastiche e l’indubbia vicinanza con Città del Vaticano, hanno per ora sollevato solo un grande polverone difficile da placare.

Ma, non avendo ancora una reale percezione dell’opera, ci si chiede come possa strutturarsi questo discusso distretto a luci rosse. Se si pensa al Red Light District di Amsterdam o al celebre quartiere a luci rosse di Pigalle a Parigi, probabilmente, oltre a rimanere delusi, ci troveremmo completamente lontani dalla realtà. 

Il quartiere a luci rosse di Roma, infatti, non sarà costituito da abitazioni in cui svolgere liberamente la professione. Si tratterà, piuttosto, di portare le ragazze in una strada o in un gruppo ben limitato e controllato di strade, a debita distanza dalle abitazioni private e ben lontane anche dal centro del IX Municipio della Capitale. L'intento è, più che creare una nuova e piccante attrattiva turistica per la Capitale, è, infatti, quello di operare una tutela incisiva per clienti e prostitute, nonché una riqualificazione di zone per troppo tempo in balia del degrado.

Nonostante le buone intenzioni, il piano proposto è stato bocciato dal Prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, secondo il quale, creare un "ghetto della prostituzione", significherebbe incoraggiare la pratica lesiva della dignità umana e ciò comporterebbe un indubbio favoreggiamento della prostituzione stessa. Non meno veementi le proteste dell'Osservatore Romano, il quotidiano di Città del Vaticano. Con un duro editoriale firmato da Suor Eugenia Bonetti si rimarca la necessità di affrancare queste donne dalla schiavitù, dalla mercificazione del proprio corpo, per eliminare in via definitiva l'odiosa pratica della tratta di esseri umani. 

Il quartiere a luci rosse di Roma, comunque si evolverà il progetto, ha già in sé il seme del cambiamento: puntando l’attenzione sulla prostituzione, getta luce anche sulla possibile regolamentazione dell’attività lavorativa, onde consentire una maggiore sicurezza per le donne che fanno questa professione – alcune delle quali ancora giovanissime - troppo spesso sfruttate e relegate in un dimenticatoio. Per una Roma moderna, attrezzata, una capitale - non solo d'Italia - ma anche del sesso a pagamento sicuro.

Roma: al vaglio un progetto per un quartiere a luci rosse Valutazione: 5.00 su 5 Basato su 12 voti.
Articolo pubblicato il
Roma: al vaglio un progetto per un quartiere a luci rosse
apri
Offerte di viaggio