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Pamplona, tori e Hemingway

A Pamplona per comprendere emozioni e sensazioni forti che avevano ispirato Hemingway per "Fiesta". La festa di San Firmino, che accoglie ogni anno migliaia di visitatori

Pamplona, tori e Hemingway

Lentamente la folla si raduna nella piazza del municipio. L’ansia sale con l’avanzare delle lancette, si cercano gli amici, ci si stringe compatti, con le bottiglie di vino e di spumante ben salde fra le mani. Si avvicina mezzogiorno, e cala un silenzio surreale nella piazza di Pamplona.

Tutti sono in attesa, qualcuno smette di respirare. La lancetta delle ore batte le dodici e la folla esplode in un mare di urla, applausi, fischi e brindisi. Ha inizio ufficialmente la festa di San Firmino, che dal 6 al 14 Luglio infiamma la città spagnola. In questo scenario di euforia collettiva, Hemingway ha ambientato uno dei suoi primi romanzi, Fiesta, nel quale un gruppo di perduti eroi del secolo scorso - non molto diversi dalla generazione di giovani di oggi - cerca di sfuggire alla vacuità della vita e delle cose, abbandonandosi fra le braccia della città e della festa. Robert Cohn, Jake Barnes, Lady Brett Ashley e Mike Campbell si muovono per le strade di Pamplona cercando di soffocare i loro veri pensieri, le loro vere emozioni, col piacere del caldo vino spagnolo, del rum, con la cordialità della gente e con le emozioni dell’Encierro, lo spettacolo simbolo della festa.

Folli e mortali corse di ottocento metri insieme a dei tori animano, infatti, ogni anno i giorni delle celebrazioni, in cui i più coraggiosi degli uomini tentano di arrivare sani e salvi nella plaza de toros, fra le grida di incoraggiamento e i batticuori del pubblico. Tutto per sfidare se stessi, per sfidare la vita. Perché è questo il senso profondo della ricorrenza. L’alcool, la festa, i fuochi, l’Encierro, sono tutte manifestazioni di vita che l’uomo ripete ogni anno per ricordare agli altri e soprattutto a se stesso che lui è vivo, presente, in grado di sconfiggere la morte e di andare avanti. Che poi è anche ciò che tentano di fare i protagonisti di Fiesta, dimostrare a se stessi di essere ancora vivi, nonostante i problemi, nonostante tutto. E i lettori che si troveranno lì non potranno non provare lo stesso brivido lungo la schiena che hanno provato sia Hemingway che i suoi personaggi nel vedere il toro scalciare per le strade affollate.

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Articolo pubblicato il
Autore: Antonio Aveta
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