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Nel continente nero: safari in Tanzania. Prima puntata.

Una luna di miele avventurosa e fuori dagli schemi per Alessandra e Giuseppe che hanno scelto una full immersion nella natura e il safari in Tanzania

Sara Fusco
Nel continente nero: safari in Tanzania. Prima puntata.

Hanno detto di no ai lussi che di solito ci si concede in viaggio di nozze per dedicarsi all’avventura, alla scoperta del continente nero. Non è da tutti una luna di miele così, ma Alessandra e Giuseppe hanno deciso che l'Africa sarebbe stata la loro scelta, la loro avventura di miele. Cominciamo dal safari in Tanzania.

Cosa vi ha portato a scegliere questa meta?

Avevamo deciso che il nostro viaggio di nozze doveva essere fuori dagli schemi. Avevamo il pallino dell’Africa, per entrare in contatto con la natura incontaminata, ma anche per incontrare una popolazione e una cultura così diversa dalla nostra.

Come sono gli spostamenti interni in Africa?

I regionali sono minuscoli, al massimo 12 posti, proprio come quelli che vedi nei film e che pensi possano cadere a momenti. Instabili quasi. E devo dire i vuoti di aria si sentono tutti! Da Zanzibar siamo arrivati così a Arusha,  in Tanzania, e da qui con la jeep per arrivare ai nostri Lodge, le villette a schiera posizionate direttamente nella savana. La nostra guida ranger poi ci ha portato proprio con la jeep nei tre parchi naturali: il Serengeti, il più vasto e con i paesaggi più aridi; il Lago Manyara e il NgoroNgoro, dove abbiamo visto per lo più le mandrie.

Avete visto quello che vi aspettavate?

È stato di più. Era entrare nel loro mondo, eravamo noi gli intrusi. Il NgoroNgoro è stato il più suggestivo: sia per i paesaggi che per gli animali (l’unico coi fenicotteri rosa). La cosa più bella era vederli così da vicino, è stato emozionante: leonesse, gnu, iene, ghepardi... all’elefante mi sono commossa.

Nessuna paura insomma? Le mandrie, gli animali selvatici...

Un momento di paura si. Durante il safari nel Serengeti la nostra guida ha fatto un fuori percorso per permetterci di fotografare dal tettuccio apribile della jeep un ghepardo che riposava su un albero (che ci avevano presentato come l'animale più pericoloso della savana). Quando c’era da ripartire, l’auto era incagliata nella terra rocciosa: non potevamo muoverci. Il ranger era spaventatissimo. Ci ha ordinato di chiudere il tettuccio e non voleva chiamare rinforzi per paura d’essere multato (nb. un anno senza lavoro): non si deve uscire dal percorso previsto. Fortunatamente lo abbiamo convinto a chiamare un collega come rinforzo che ha spinto con la sua jeep la nostra. Eravamo spaventati davvero: avevamo praticamente il ghepardo sulla testa e per cercare di allontanarlo la guida tirava sassi con il risultato che è sceso e sparito nell’erba alta. Ancora più pericoloso. Però ho mantenuto la calma [Interviene Giuseppe: “Ale ma se pregavi!!”. Rimostranze di Alessandra che chiarisce esser stato solo un momento finale] ed è finito tutto bene.

Ma i ranger-guide non sono armati? Di tranquillanti, cose così…

No. Almeno in Tanzania no. Forse dove le jeep sono tutte aperte ad esempio in Kenya…

Tre aggettivi per questo safari

Avventuroso. Caratteristico. Inusuale.

E dell'incontro con la nuova cultura ne parleremo la prossima volta.

Continua...

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Autore: Sara Fusco
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