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Natale e Capodanno in Spagna

La tradizione culinaria spagnola si sbizzarrisce sotto le feste. Ecco alcuni piatti tipici da mangiare sotto le feste

Natale e Capodanno in Spagna

Sera della vigilia di Natale, Spagna. La tavola è imbandita, gli ospiti sono tutti al proprio posto e le luci dell’albero si riflettono sui vetri, forse trenta o più bicchieri, quelli che si custodiscono nel mobile del soggiorno per le grandi occasioni. Ha inizio il banchetto della Nochebuena, letteralmente la notte buona.

Come ogni tavolata che si rispetti, ci sono leccornie in abbondanza capaci di soddisfare tutte le gole. Si inizia con l’escudella de Nadal, tipico brodo catalano all'interno del quale cuociono, per diverse ore, carne di manzo, maiale, agnello, pollo, lardo, salsiccia, patata e cavolo. A questa zuppa va poi ad aggiungersi della pasta di grosso formato.

Poi si passa direttamente ai piatti forti. Il tacchino ripieno la fa da padrone, seguito dall’agnello alla brace con cipolle rosse e patate, dal maialino farcito e dal pesce, pagelli e frutti di mare in particolare.

E quando ormai si è strapieni e la cintura è già bella che sbottonata, ecco che si rincara la dose: arrivano i dolci.

Il torrone (turròn) è decisamente il più consumato. A quanto pare, il suo nome deriva dal verbo turrar, ovvero tostare. Esso viene preparato con mandorle o noci, tostate appunto, mescolate con miele e zucchero. Il suo colore è giallo se fatto con uova. Quello di marzapane, invece, è ripieno di frutta candita e può essere a forma di animali.

Il suo sapore non aggrada? Nessun problema. Si può sempre passare al Polvorones y mantecados, dolce di origine andalusa che tradizionalmente si preparava in occasione dell’uccisione dei maiali. Originariamente veniva elaborato con lo strutto di questo animale, oltre alla farina e la città più famosa per la sua produzione è Siviglia.

Birra, sidro e el cava, vino spumante spagnolo ricavato attraverso la macinazione di uve autoctone, aiuteranno a mandar giù ogni bendidio.

A proposito di uva, il 31 dicembre, la Nochevieja (letteralmente notte vecchia) questa frutta non deve mai mancare. Allo scoccare degli ultimi secondi che indicano la fine dell’anno, infatti, si è soliti mangiare las uvas de la suerte (le uve della fortuna), cioè dodici acini che vanno inghiottiti uno dopo l’altro.

E' mattina e tempo di fare un pò di spazio nello stomaco per godere degli ottimi churros, dolcetti a base di una pastella fritta spolverata di zucchero, pronti da inzuppare in una buona tazza di cioccolata calda.

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