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Napoli nella voce e nelle note di Pino Daniele

Una Napoli triste e malinconica, sferzata da mare e vento, cantata dal suo più illustre figlio, una Napoli che oggi piange l'amato Pino Daniele

Napoli nella voce e nelle note di Pino Daniele

"Napule è mille culure, Napule è mille paure, Napule è a voce de' criature che saglie chianu chianu e tu sai ca nun si sulo".

Un ritratto poetico, cristallizzato nel tempo, di una città controversa. Questa, la Napoli vibrante, calorosa e viva cantata dal suo più illustre scugnizzo, Pino Daniele.  

Nato nel popolare quartiere di San Giuseppe, in via San Giovanni Maggiore Pignatelli, in pieno centro storico, Giuseppe Daniele, conosciuto poi semplicemente con il nomignolo Pino, ha sempre incarnato l'anima della città partenopea, cantandone bellezze e contraddizioni. 

Il portone d'ingresso della casa natale di Pino Daniele in via San Giovanni Maggiore Pignatelli, NapoliCon la musica come unico punto di riferimento, Pino entra in contatto prima con il cantante Mario Musella e poi, nel 1976, con il sassofonista James Senese, fondatore del gruppo jazz-rock Napoli Centrale, con cui Pino iniziò ad esibirsi, prima come bassista nel gruppo stesso per poi avviare un lungo sodalizio mai interrotto. Notato da un produttore discografico, incide il suo primo 45 giri: in un batter d’occhio, con il singolo, "Che calore", ironizza sulla terra d’origine, demolendo gli stereotipi comuni di una Napoli tutta pizza e mandolino.

Il successo non tarda ad arrivare. La voce accattivante, che spazia dal rock al blues, alternando funky e riff di chitarra, porta alla pubblicazione, nel 1977, di "Terra Mia", l'album di esordio. Intenso, malinconico e struggente è un omaggio a Napoli, una città sofferente, senza più voce. I versi di Terra Mia - "Terra mia, terra mia, comm'è bello a la penzà Terra mia, terra mia, comm'è bello a la guardà" – e quelli di "Saglie Saglie" - "Sole, sole d'òr, A matina me daje forza mentre attuorno tutto more" -primitivi, eppur così dolorosamente intensi, rivelano uno spaccato diverso da quello dell’immaginario collettivo su questa città.

Il buio dei quartieri, le angherie e la frustrazione di una "città che non mantiene mai le sue promesse, città fatta d’inciuci e di fotografie di Maradona e di Sofia".  Ma Napoli è pur sempre la sua città, tra "l’inferno e il cielo".

Influenzato dal rock, dal jazz e dal blues, Pino è l’emblema di una musica viva, eclettica e senza confini. Sono gli anni dello splendore, gli anni del Neapolitan Power, della consacrazione in Piazza Plebiscito in cui, acclamato da più di duecentomila persone festanti, Pino si concede al suo pubblico, intonando un successo dietro l’altro.

Non si risparmia, incide album su album, viaggia su e giù per il mondo, inizia a collaborare con artisti internazionali e poi... il cuore inizia a fare i capricci.

Pino Daniele in concerto con il grande Eric Clapton a Cava dei Tirreno il 24 giugno 2011La morte dell’amico Massimo Troisi (sempre per problemi di cuore), per il quale aveva scritto la celebre "Quando" e con cui aveva duettato, ironia della sorte, in "O ssaje comme fa o core" (1991 - testo di Troisi e musica di Daniele per il film "Pensavo fosse amore invece era un calesse"), lo lascia sconvolto. Qualcosa, inevitabilmente, si rompe in Pino. Accecati da successo e visibilità improvvisi, i Lazzari Felici che componevano la storica band – James Senese, Tullio de Piscopo, Joe Amoruso, Rino Zurzolo e Tony Esposito – prendono strade diverse. Pino, che rabbiosamente cantava di volere di più dalla vita, deluso dalla politica e dalle istituzioni che non ascoltavano il canto della Parthenope "morente", prende l’unica decisione possibile.   

Con lo strazio nel cuore, lascia la sua Napoli. Ma, se è vero che "Chi tene 'o mare, s'accorge 'e tutto chello che succede, po' sta luntano e te fa' senti comme coce, chi tene 'o mare 'o ssaje porta 'na croce", Pino non si è mai staccato veramente dalla sua città. "Croce e delizia", come sosterrebbe Luciano de Crescenzo.

Una volta lontano si scopre un cantante diverso: abbandona il dialetto stretto dei quartieri, la sua chitarra - un tempo furente e rabbiosa - cambia registro, diventando quasi un dolce mandolino. Le nuove generazioni lo acclamano "poeta dell’amore" ma, nelle struggenti note di "Mal di Te" e "Questo Immenso", si avverte ancora prepotente l’amore per Napoli.

Come canta l’amico Venditti "certi amori non finiscono", e a Pino basta qualche giro di telefonata per richiamare la vecchia band. The Neapolitan Power "is back" e una folla oceanica li attende l’8 luglio 2008 a Piazza Plebiscito: dopo venticinque anni, lo show è un successo e Napoli non risparmia i suoi abbracci al "figliol prodigo".

I due grandi amici insieme in sala di registrazione, Pino Daniele e Massimo TroisiPino, però, è stanco, provato dallo stress e dalla sofferenza cardiaca: nonostante le condizioni di salute precarie, i bypass coronarici, non vuole saperne di riposo. Ed eccolo lì, in un concerto evento al Palapartenope il 17 dicembre scorso: non si risparmia, il pubblico lo osanna. Napoli ancora non sa che quella sarà l’ultima volta che lo vedrà dal vivo. Pochi giorni dopo la sua ultima esibizione in pubblico a Courmayer per Capodanno, il 4 gennaio 2015 il suo cuore cessa di battere per sempre. Pino non aveva ancora 60 anni.

Napoli, che si era addormentata con il sogno di poterlo toccare ancora, di trattenerlo un po' più a lungo, si sveglia muta e attonita. Quell'"Angelo" è volato via. Da oggi, niente sarà più come prima. Il simbolo di una generazione intera, il vessillo di una città, chiude un'epoca. Stasera lo saluterà con un grande flash mob in Piazza Plebiscito alle 20.45, ma la città che gli aveva dato natali e successo, non l'accompagnerà nel viaggio più lungo. Su decisione della famiglia, Roma (chiesa del Divino Amore) ospiterà domani, mercoledì 7 gennaio alle ore 12, i funerali, mentre Grosseto sarà la casa dell'eterno riposo.

Al Maschio Angioino, però, giungeranno le sue ceneri: le istituzioni, proclamando il lutto cittadino, consentiranno a Napoli di stringersi intorno al suo Mito in un unico, caldo, immenso abbraccio.

Se Pino potesse ancora parlare, direbbe "Napule, nun chiagnere, o ssaje, I' Sto Cca"Del resto, si sa, "Napule è mille culure" e Pino sarà sempre il più fulgido di essi, continuando a brillare da un cielo senza nuvole.

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