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Morto B.B. King: addio al re del blues

Dall'infanzia nei campi di cotone alla consacrazione nel mondo della musica. Oggi il mondo piange B.B. King, il chitarrista blues più famoso di tutti i tempi

Morto B.B. King: addio al re del blues

"Everybody wants to know, Why I sing the blues...Yes, I say everybody wanna know...Why I sing the blues. Well, I've been around a long time, I really have paid my dues".

(Tutti mi chiedono perché canto il blues....Si, tutti vogliono sapere perché canto il blues. Beh, sono stato in giro per molto tempo, ho davvero pagato tutti i miei debiti!)

Sembra quasi di sentirla questa chitarra dolce, appassionata e struggente che, mentre suona un blues che ha fatto storia, al contempo piange uno dei suoi più illustri maestri.

Il Blues Boy, il re del blues da oggi non canterà più, né poserà più quelle sue vibranti dita sull’amata Lucille, la chitarra miracolosamente scampata a un incendio e compagna di una vita intera.

B.B. King, il ragazzo d’oro del blues, se n’è andato nella notte, nella sua casa di Las Vegas. Malato di diabete, aveva 89 anni.

Considerato uno dei migliori chitarristi elettrici al mondo secondo la rivista Rolling Stone, Riley B. King – vero nome dell’artista - nella sua lunghissima carriera ha inciso oltre 50 album in studio e tra il 1951 e il 1985 è entrato ben 74 volte nella classifica americana dei dischi più venduti. Alcuni suoi brani, come The thrill is gone, Why I sing the blues e, soprattutto, la mitica Lucille, sono diventati dei successi mondiali e hanno contribuito a rendere ancora più popolare il blues.

Il suo stile, armonioso e vibrante, è stato fonte d’ispirazione per ben più di una generazione di chitarristi.

B.B. King in una vecchia foto che lo immortala mentre si esibisce con la sua espressione estasiataNato a Itta Bena, sul Delta del Mississippi, il 16 settembre del 1925 in una famiglia di contadini, il piccolo Riley aveva trascorso l’infanzia e la prima giovinezza a lavorare nei campi di cotone insieme alla madre e alla nonna, prima di scoprire il mondo della musica e ben prima di diventarne parte integrante.

Giovanissimo, si appassionò ai cantanti neri come T-Bone Walker e Lonnie Johnson e ai musicisti jazz come Charlie Christian e Django Reinhardt. Innamoratosi della musica gospel e avvicinatosi poi alla musica country, B.B. King si perfezionò nello studio della chitarra blues sotto il consiglio di Bukka White, suo cugino e affermato chitarrista country.

Preso dalla voglia di emergere e di riscattare un passato buio, King iniziò a lavorare in una radio di Memphis come disc-jokey: accanto alla programmazione di pezzi di musica nera, Riley iniziò a suonare anche i propri.  Da The Pepticon Boy – il primo nome utilizzato dall’artista - a Blues Boy e, infine, a B.B. King, il passo fu veramente breve. Il blues aveva una nuova stella.

Il successo, inseguito e atteso, era finalmente arrivato: You Know I Love You, Woke Up This Morning, Please Love Me, When My Heart Beats Like a Hammer, Whole Lotta' Love, You Upset Me Baby, Every Day I Have the Blues, Sneakin' Around, Ten Long Years, Bad Luck, Sweet Little Angel, On My Word of Honor, e Please Accept My Love, sono solo alcuni dei brani immortali che l’hanno innalzato sugli altari della gloria.

B.B. King con la sua Lucille, la Gibson ES 355 custom, vera cmpagna di vita e di bluesMembro storico della Rock'n'roll Hall of Fame, in carriera BB King ha vinto ben 14 Grammy Awards, i premi Oscar della musica.

Poliedrico, introspettivo e malinconico, ha stregato milioni di persone, ha infiammato migliaia di palcoscenici nel mondo e ha collaborato con i più grandi artisti in circolazione, da David Gilmour dei Pink Floyd a Eric Clapton, passando per Phil Collins, Van Morrison e Luciano Pavarotti.  

Ecco perché il mondo oggi lo piange ed è rimasto attonito alla notizia della sua scomparsa: il vuoto che lascia nella musica – e non solo nel blues – è davvero difficile da colmare.  Di B.B. King mancherà, soprattutto, il suono caldo e piacevole della chitarra e quel blues dolce, malinconico e struggente come le note emesse dalla sua Lucille.  

Lucille, non una semplice chitarra - una Gibson ES 355 custom - ma la "donna della sua vita", non suonerà più: le mani che l’hanno stretta, protetta, amata e coccolata, non toccheranno mai più quelle vibranti corde.

BB King non c’è più: il blues piange il figlio più illustre. Ma la sua musica no, quella non morirà mai: rivivrà nei pezzi più famosi, riecheggerà nei quartieri in cui il blues non è solo un tipo di musica, ma una vera fede. Resterà impressa nella mente di chi ascolta un mood basso e vibrante: sì, solo così Lucille e BB King vivranno per sempre. Muore l’uomo mortale, nasce il mito. 

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