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La rossa Istanbul di Ozpetek

L'esordio letterario del regista turco inizia con una storia d'amore intensa e travolgente, l'amore verso la propria città

La rossa Istanbul di Ozpetek

Ferzan Ozpetek, affermato cineasta turco, si è da poco cimentato nella scrittura, pubblicando un libro dal titolo Rosso Istanbul, che ha come protagonista proprio la sua città.

Il regista racconta di due personaggi, lui e lei, delle loro vite e del loro incontro con la città più emozionante della Turchia, spartiacque tra Oriente e Occidente. Descrive lo sguardo della turista e lo sguardo di chi invece sta tornando a casa, descrive anche la trasformazione, nel senso che gli occhi e quindi il punto di vista possono cambiare e farci vedere una città che non immaginavamo.

Ci sono delle tappe obbligate e Istanbul: Santa Sofia, il palazzo Topkapi, la Moschea Blu, l’Hamam e il Gran Bazar e se siete dei turisti, come una delle protagoniste, dovete vedere questi luoghi. Ma non basta, il libro ci mostra che i monumenti, che le vie importanti, che i luoghi noti sono solo una parte della città. Il viaggio però non può essere solo questo, nel momento in cui si cerca qualcosa dentro se stessi di conseguenza si scava anche fuori dalle mura del nostro corpo. Allora si inizia a parlare con sconosciuti, ci si sofferma sui dettagli, si scoprono misteri e si svela ai nostri occhi, non più ingenui, una città tutta diversa.  

Lui, l’altro protagonista, conosce la città, è cresciuto nel quartiere di Kalami, si ricorda ancora delle urla dei venditori di boza, bevanda dolce al frumento, di quando prendeva il traghetto e faceva delle piccole gite a Karaköy nella parte ovest della città. Si ricorda della fatiscente stazione di Haydarpasa, un capolavoro di architettura che trova il suo riflesso nell'amato Mar Marmara. Ma anche per lui non si tratta solo di un viaggio nei ricordi, che riemergono dopo aver girato l’angolo di ogni via. Si riscopre straniero nella sua città, straniero nella sua terra, che oggi è diversa rispetto alla sua infanzia.

Ozpetek attraverso i suoi interlocutori, ci parla della sua Rossa Istanbul: "Il rosso dei carrettini dei venditori ambulanti di simit […]. Il rosso fiammante dei vecchi tram: oggi ne è rimasto solo uno, con cui i turisti attraversano il cuore della città. Il rosso-arancio con cui erano decorati i piattini del thè che una volta ti porgevano nei kahve: thè bollente, servito nei bicchieri di vetro". Spiegandocela come una principessa ottomana che oggi ha perduto il suo trono, la città che oggi è rossa di fermento, di passione per far rispettare i propri diritti. Dove oggi i ragazzi scrivono sui muri “Keep calm and start a devolution”. Dove una centrale elettrica diventa una galleria d’arte. Dove le persone protestano per non far diventare un cinema-teatro antico un hotel per turisti. Rosso Istanbul è un romanzo che parla d’amore, l'amore per una città indimenticabile.

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