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La mia Africa in moto: Seconda puntata

Eccoci al secondo appuntameno con Umberto Groppi ed Andrea, il suo compagno di viaggio nella lunga traversata dell'Africa in moto

La mia Africa in moto: Seconda puntata
                                                                                                                            Tutte le foto sono di Umberto Groppi

Umberto ed Andrea hanno attraversato il continente Africano in moto, durante la loro avventura hanno visitato anche diversi Parchi e Missioni, che supportano attraverso il loro sito http://transafricasmile.jimdo.com/.
Umberto Groppi ci racconta la seconda parte del loro affascinante viaggio:

Daina: Eccoci nuovamente qui, pronti a saltare in sella delle vostre moto sulle strade dell'Africa. Dove eravamo rimasti?

Umberto: Ci siamo lasciati in Kenia ed è ripartendo da lì che sulla strada per la Tanzania ci siamo fermati a Kitengela, da un simpatico italiano ormai residente del posto da 42 anni che, insieme a sua moglie ed alla figlia dottoresse, ha costruito un piccolo ospedale di primo soccorso. Abbiamo conosciuto anche un Inglese che restaura auto d'epoca ed ha una impressionante collezione di Bentley e Rolls Royce, da lui sono stati affittati i mezzi del film La Mia Africa.

In Tanzania abbiamo visitato una farm di caffè, una volta di proprietà italiana, nei pressi del Ngoro Ngoro, un enorme cratere in mezzo alla foresta. Siamo passati da Dar es Salam ed attraversato il Mikumi National Park senza incrociare animali purtroppo. Siamo poi arrivati a Songea, dove c'è una onlus del Cast di Laveno, il cui progetto di sicurezza alimentare insegna ai locali come coltivare meglio.

Approdati in Malawi, ci siamo subito resi conto che era molto diverso da come immaginavamo: colline e montagne di un verde rigoglioso, sembrava di essere sel set del Signore degli Anelli. Ma ancora di più ci ha stupito la massiccia presenza di banche e sportelli bancomat con lunghe file a Mzuzu, nelle cui campagne interne abbiamo potuto visitare 3 orti della Slow Food Foundation.

Malawi: visita con dei bambini ad un orto di Slow Food

Il 28 marzo siamo arrivati a Lilongwe, moderna città con grandi e fornitissimi centri commerciali, dove a pochi soldi è possibile mangiare di tutto e di più e dove Andrea ha approfittato per cambiare le gomme della sua moto.

A Monkey Bay, a bordo di una canoa sul lago Malawi, abbiamo assistito ad una scena da "documentario", un'imponente aquila che pescava i pesci dal lago con i suoi artigli. Subito dopo però, ecco arrivare la brutta notizia, il bel lodge che avevamo prenotato telefonicamente, era in realtà tutto occupato da un politico locale per la sua campagna elettorale... così abbiamo pernottato nella nostra tenda, risvegliati dalle numerose scimmie che danno il nome alla località turistica.

Dal Malawi siamo sconfinati in Zambia e passati sia per Lusaka, la capitale, che per Livingston, da dove si parte per visitare le cascate Vittoria, imponenti ma poco visibili a causa della nebbiolina e degli spruzzi che sollevano. In compenso anche qui non mancano i centri commerciali.

Il 6 aprile siamo entrati in Namibia, percorrendo una strada tra Angola e Zimbawe. Si vede subito che siamo in una ex colonia tedesca/olandese. A Etosha Park abbiamo avvistato gazzelle, giraffe, qualche zebra ed un bufalo, ma nessun leone purtroppo. Vale una visita anche la Foresta Pietrificata di Khorixas ed il meteorite. Poi ci siamo portati sulla costa dell'Oceano Atlantico, a Henties Bay per poi dirigerci verso Walvis Bay - dove le dune del deserto incontrano il mare – e dove si dice che la duna numero 7 sia addirittura la più alta del mondo. La Pasqua invece l'abbiamo trascorsa a Rehoboth fermi per un guasto alla mia moto.

Malawi: ammirando le splendide acque del suo lagoNamibia: contemplando lo straordinario spettacolo di Walvis Bay e le sue dune

Restando in tema dune, molto interessanti sono anche quelle di Sossusvlei con i suoi laghetti, visibili però solo durante la stagione delle piogge.

A Keetmanshoop le nostre moto hanno avuto nuovamente problemi di carburazione, probabilmente grazie alla sabbia, fortunatamente troviamo un meccanico.

Il 27 aprile, ad Huppington, in Sudafrica, ho fatto saldare 3 crepe del telaio e ancora una volta sistemo il carburatore. Essendo giorni festivi a cavallo del 1 maggio, siamo stati costretti a sostare lì per 5 giorni, così abbiamo deciso di visitare le Cascate di Augravies nel parco nazionale omonimo. Abbiamo poi inaugurato i primi giorni del loro inverno a 30°, iniziando la discesa verso Springbock: centinaia di km su strade deserte in perfette condizioni, un bel tratto panoramico, immersi tra il profumo di bellissimi fiorellini viola. Durante la loro primavera (il nostro autunno) questa zona offre spettacolari fioriture multicolore. I successivi 415 km tra Springbock e Citrusdale, invece, li abbiamo fatti sotto una pioggia insistente, con le temperatura che scendevano notevolmente. Finalmente è tornato il sereno tra Citrusdale e Cape Town, dove ci ha accolto la bellissima vista della caratteristica Table Mountain tra i grattaceli della città. Da lì abbiamo visitato il centro per ragazze madri o vittime di violenze, aperto dal Cesvi; poi 2 mitiche tappe: Capo di Buona Speranza e 2 giorni dopo, Cape Agulhas, il punto più a sud del continente Africano. George, invece, è una caratteristica cittadina, a pochi km dal mare, mentre Swellendam è tra le più antiche città fondate dai coloni Boeri.

Sudafrica: arrivo a Cape Town

Al ritorno abbiamo percorso la famosa Garden Route nell'entroterra, su dolci colline a perdita d'occhio. Il mio compagno di viaggio si è fermato in Africa proseguendo per il Lesotho, mentre io avevo terminato tempo e soldi. Il 17 maggio mi sono imbarcato sul volo di ritorno da Cape Town: bella città in stile europeo con una manciata di grattacieli, pulita e curata, una via di mezzo tra New York e la Svizzera, dove però la gente è piuttosto fredda in confronto a noi latini. In compenso l'aria è pulitissima e la città abbastanza sicura, a meno che non si vada nelle township, bidonville dove invece regnano ancora criminalità, povertà e degrado. Il divario tra bianchi e neri nonostante l'opera del compianto leader Mandela, non è mai stato del tutto sconfitto.

Daina: Umberto, grazie mille per aver condiviso con noi questo lungo viaggio, sei riuscito a trasmetterci tutte le emozioni che hai vissuto in questa tua avventure su due ruote.

Umberto: È stao un piacere e si, è stato veramente un lungo viaggio. 18.000 km di cui 2.000 di sterrato a volte estremamente impegnativo, sempre con la paura che la moto si guasti in luoghi isolati dove è difficile trovare chi le sappia riparare o i pezzi di ricambio. Un'avventura più che una vacanza, in cui la stanchezza può farti desistere e tornare indietro a metà strada.

Non è un viaggio per tutti, ma chi decide di intrapenderlo sarà ripagato da uno scorere tra mille realtà contrastanti, a volte sembrerà di viaggiare nel tempo: dall'età della pietra, fino alla moderna civiltà.

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