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La cultura matriarcale dei Mosuo e lo zou hun, il "walking marriage"

Affascinante infinito Oriente, dalle variegate tradizioni ed etnie... come il villaggio Mosuo, una minoranza ai confini col Tibet, in isolamento completo fino agli anni '90

La cultura matriarcale dei Mosuo e lo zou hun, il "walking marriage"

Femministe di tutto il mondo accorrete! C’è una piccolo spazio sul pianeta Terra, al confine col Tibet, dove il sogno del “girl power” è radicato in millenni di cultura. Altro che sessantottine e lotte per il voto; siamo ben al di là  dell’equiparazione dei diritti sul posto di lavoro o  sul chi bada ai figli e stira le camicie.

Ma… scherzi a parte, addentriamoci nel sud-ovest della Cina, tra le sponde del Lago Lugu e l’Himalaya tibetano,  tra una comunità di 50.000 persone, quella dei Mosuo, rimasta in totale isolamento fino agli anni ’90. Isolamento che li ha di certo  facilitati nel mantenimento delle loro tradizioni e delle loro peculiarità, una su tutte, la struttura matriarcale della società; in cui la donna, e la libertà che le viene conferita, soprattutto nella gestione del proprio rapporto con l’altro sesso, è al di là di qualsiasi occidentale immaginario.

All’età di 13 anni, dopo il rito d’iniziazione, ogni donna riceve un simbolo che da questo momento in poi, le renderà parte, a pieno titolo, del clan. Ques’ultimo (al cui vertice troviamo la donna più anziana di una famiglia) utilizza, per i suoi componenti, il cognome della stessa capo-clan. Il simbolo, donato alla giovane iniziata, è la chiave della propria camera da letto, in cui sceglierà chi e quando far entrare e soprattutto, quando far uscire il prescelto, solo per quella notte o per sempre. In quest'ultimo caso, non si potrà che “obbedire” alla decisione e... avanti il prossimo; perché ogni decisione della donna Mosuo sarà insindacabile. Non si conoscerà la famiglia della donna, non si definirà in alcun modo il rapporto con lei e si entrerà e uscirà, prima che faccia giorno, dalla finestra, dove si apporrà un simbolo, di solito un paio di scarpe, come monito per non esser disturbati.

(E fu così che iniziarono le ricerche del primo volo per il Tibet!!!)

Rappresentazione di quando l'uomo raggiunge la stanza della donna dopo il tramonto

Nel momento in cui (e invece qui le sentimentali faranno un passo indietro) una donna rimanga incinta o decida di proseguire il rapporto con uno solo degli uomini conosciuti, il "rapporto di coppia” in senso stretto, non potrà mai concretizzarsi. La donna Mosuo non lascia la casa della propria famiglia e soprattutto, il futuro padre non sarà chiamato tale (la parola padre e marito non esistono nel vocabolario Mosuo, l’unione di due persone del sesso opposto è denominata unione libera) anche perché la paternità biologica non viene assolutamente presa in considerazione e i figli non sono un vincolo ed una sicurezza per la coppia, nel momento in cui l’amore finisce i due sono liberi di instaurare nuovi rapporti. Per il piccolo Mosuo, le figure maschili di riferimento saranno i fratelli della novella madre; e quello che è il padre ufficiale verrà chiamato zio. Questo perché i figli vengono considerati esseri sacri che ritornano in terra dal mondo degli antenati e che quindi non possono in alcun modo, essere affidati ad un uomo di un clan diverso… ciò che nasce da un clan, rimane in quel clan!

Alquanto inusuale incontrare la persistenza di questa comunità in una Cina dove ancora esistono i matrimoni combinati. Assolutamente proibito pensare che, dai 13 anni in poi, la donna sia considerata completamente indipendente nelle sue scelte, alle quali si dia completa fiducia e soprattutto per le quali nessuno la giudicherà mai. Questa situazione, nella Cina della corsa all’occidentalizzazione, avrebbe portato ad un “Mei mianzi” una perdita di faccia, di prestigio, di uno status sociale, considerato  al di sopra di tutto. I Mosuo, furono etichettati infatti, negli anni della Rivoluzione Culturale di Mao, come pervertiti (forse a causa della predilezione per la promiscuità di un bagno senza veli), così gli fu imposta la monogamia e la celebrazione del matrimonio come unico vincolo di unione della coppia. Il risultato fu solo una proliferazione dei divorzi nel momento in cui il potere di Mao iniziò a scemare.

Questa usanza è detta zou hun, dove zou è il verbo camminare nel senso anche di andar via e hun significa matrimonio, semanticamente sarebbe il corrispondente di “walking marriage”.

Insediamento Mosuo su un isolotto del Lago Lugu

La rottura forzata dell’isolamento Mosuo, con la costruzione di strade e col dilagare dei nuovi mezzi di comunicazione, ha lasciato nei Mosuo un senso di impotenza, che ha intaccato anche la  tradizione della famiglia matriarcale che non viene compresa dagli Han (i cinesi dell’ ”altra Cina” che costituiscono, ovviamente, il maggior flusso turistico). Ciò che  viene mal interpretato è che, il concetto di unione libera, non si basa sulla mera libertà sessuale, ma su quella emozionale, è comunque l’amore che guida le decisione delle donne Mosuo. Ed è su questa superficiale interpretazione che è nato anche un turismo, maschile e femminile,  concettualmente sbagliato.

La nascente paura della comunità Mosuo è che, in futuro, il concetto puro di unione libera, che ha costituito l’ago della bilancia dell’armonia di questo popolo, possa sfociare in quello di prostituzione e che venga, di conseguenza, ferito anche il concetto di non violenza, di cui non solo le donne, ma tutti i componenti della comunità Mosuo, godevano appieno.

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Articolo pubblicato il
Autore: Paola Masucci
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