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L'Ue restringe lo spazio Schengen

Gli attacchi terroristici di Parigi porteranno ad una revisione del Trattato di Schengen: tornano i controlli alle frontiere, cittadini comunitari compresi

L'Ue restringe lo spazio Schengen

I, Matthewross [GFDLCC-BY-SA-3.0 or CC BY-SA 2.5-2.0-1.0], via Wikimedia Commons

Una brusca sterzata quella dell’Unione Europea in materia di controlli e sicurezza: in seguito agli eventi terroristici di questi ultimi giorni, i ministri della Giustizia e dell’Interno dei 28 paesi membri hanno scelto di restringere duramente le libertà concesse dallo spazio Schengen per proteggere i cittadini da nuovi attacchi.

Una limitazione della libertà di circolazione alla quale l’Europa unita ci ha abituato, che dovrebbe avere come contraltare un maggiore la circoscrizione dei fenomeni eversivi.

Sullo sfondo Parigi e Bruxelles, da sempre simbolo di romanticismo, svago e calore, che in questi giorni si sono trasformate in città spettrali in nome della salvaguardia nazionale.

Verifiche su tutti i viaggiatori, compresi i cittadini comunitari: sarà questa la più grande novità che ci catapulterà indietro di quasi 30 anni. Torneranno le ispezioni ai confini dell’area dell’Unione che avevamo dimenticato e che, una volta abolite, avevano dato vita ad un'organizzazione libera da dogane.

I ministri, riunitisi a Bruxelles in seguito agli attacchi di Parigi, hanno infatti chiesto una revisione dell’articolo 7.2 del Trattato di Schengen, trasformando in “obbligatori” quei controlli di polizia che fino a qualche settimana fa erano da considerarsi solo “eventuali”. Revisione, questa, che verrà discussa il prossimo 4 dicembre, in occasione di una nuova seduta plenaria dei ministeri interessati.

Gli eventi tragici degli ultimi giorni, infatti, hanno costretto le istituzioni europee ad una profonda riflessione sulla permeabilità del territorio alle infiltrazioni terroristiche: ne è una prova l’approdo di numerosi affiliati all’ISIS che, nel cuore del continente, hanno trovato casa e protezione.

A suscitare la stretta sulla libertà di circolazione, poi, l’arresto di Ahmad Damani, ritenuto il basista delle stragi di Parigi, il quale, nell’estate appena passata, avrebbe trascorso alcuni giorni proprio in Italia assieme al “compagno” Abdeslam.

A chiedere il pugno di ferro è soprattutto la Francia che, attraverso le proprie reti diplomatiche, reclama a gran voce, già da un anno, un rafforzamento delle misure di sicurezza verso l’esterno ed una maggiore cooperazione fra le forze di polizia dei paesi membri dell’Unione. Accertamenti che dovranno portare alla creazione di banche dati realmente condivise in grado di fornire, in tempo reale, la mappa delle zone ad alto rischio.

Siamo di fronte a nuove modalità terroristiche che viaggiano parallelamente al mercato dei documenti falsi: questa la ragione che ha portato il governo Hollande alla decisione di estendere le ispezioni alle proprie frontiere fino a quando la crisi terroristica non sarà finita.

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