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Il viaggio ai tempi delle stragi

Come cambiano le nostre abitudini di viaggio in relazione ai rischi legati al terrorismo

Il viaggio ai tempi delle stragi

La tragedia che a metà novembre ha colpito la Francia e il mondo intero ha scosso non solo le nostre coscienze e il panorama politico, ma anche l’economia. Se da un lato la globalizzazione velocizza i processi di scambio, dall’altro rende i fenomeni estremamente interconnessi.

Ciò che accade dall’altro lato del pianeta, cambia a diversi livelli la nostra quotidianità: scelte, prezzi e abitudini si modificano per cause che, all’apparenza, sono lontanissime da noi.

Naturalmente, tale effetto è amplificato quando sopraggiungono quegli eventi che cambiano per sempre il corso della storia.


La reazione degli italiani

Gli attentati di Parigi e tutte le loro conseguenze hanno creato un clima di diffidenza nei confronti degli spostamenti all’estero tale che, come mostra un sondaggio di Confesercenti, il 35% degli italiani che avevano programmato un viaggio hanno modificato il proprio comportamento o stanno pensando di farlo.

In particolare, il 6% degli intervistati ha annullato o sta pensando di annullare la partenza, il 7% ha modificato la destinazione o il mezzo di trasporto e il 22% è incerto. Per il ponte dell’8 dicembre, poi, il numero di coloro che hanno deciso di non muoversi sale all’8%; la meta più colpita dai cali dei flussi è, ovviamente, la capitale francese.

Tra quelli che partiranno, le città italiane hanno un appeal maggiore: tuttavia anche il nostro mercato è stato influenzato dai recenti attentati, con un 27% di indecisi sull’eventualità di partecipare al Giubileo. Tantissimi gli asiatici che hanno disdetto le prenotazioni per Roma: giapponesi, coreani e cinesi sono stati emotivamente suggestionati dagli eventi di Parigi, mentre europei e americani sembrano meno condizionati.


I titoli azionari più colpiti

Ad alimentare la paura della violenza a sfondo religioso ci pensano le azioni militari conseguenti alla strage del 13 novembre. L’abbattimento di un jet militare russo al confine con la Siria, probabilmente ad opera di militari turchi, e le belligeranti dichiarazioni del premier russo Vladimir Putin, hanno provocato un crollo dei titoli azionari relativi alle imprese che operano nel settore del turismo.

La società più colpita è Accor, gruppo alberghiero francese e leader mondiale, con un crollo del 6,62%, ma anche le compagnie di volo hanno visto scendere la fiducia dei mercati azionari: in calo Air France, Easyjet e Airbus Group. La paura di una riduzione dei flussi in entrata preoccupa anche gli investitori italiani: per questo motivo Autogrill ha perso il 2,93%.


La risposta di AXA

La legge della sopravvivenza vale anche per le imprese, che come le giraffe di Darwin, devono adattarsi continuamente in funzione delle sfide che si presentano.

Ecco perché il 20 novembre Stephan Coulot, amministratore delegato per la sezione Assistance Italia di AXA, multinazionale francese e primo marchio al mondo nel settore delle assicurazioni, ha comunicato con una breaking news sul sito dedicato ai prodotti assicurativi travel, che dal primo dicembre 2015 le coperture sulle garanzie di assistenza sanitaria e spese mediche saranno estese gratuitamente anche agli atti di terrorismo.

Con questa estensione vogliamo dimostrare una volta di più l’attenzione di AXA Assistance verso i propri clienti, in un momento particolarmente delicato come questo. La tutela dei nostri assistiti è per noi una vocazione e non solo un lavoro, perché per AXA Assistance proteggere ovunque e in ogni circostanza i propri clienti è un dovere”, ha dichiarato il CEO.

I servizi coperti si riferiscono ai prodotti Tripy, che oltre a quelli dedicati all’auto, alla salute e alla casa, formano il pacchetto di servizi offerti da AXA. L’azione ha un duplice obiettivo: da un lato, quello di mostrare la sensibilità dell’impresa alle tematiche che stanno sconvolgendo il mondo occidentale, dall’altro quello di incentivare l’acquisto di prodotti turistici in un momento storico sfavorevole.

Questo è solo un esempio delle soluzioni che le imprese si stanno sforzando di realizzare per scongiurare il rischio di una depressione delle presenze, che si verifica ogni volta che qualcosa di terribile destabilizza le fondamenta della società.

Quando questo accade, le istituzioni e le persone si aggregano per evitare che la violenza comprima i nostri bisogni più puri, in questo caso il viaggio. Perché il turismo è un processo di accrescimento collettivo e individuale che migliora il territorio, le persone che lo visitano e quelle che lo abitano. E perdere l’abitudine di sognare e condividere è qualcosa che fa molta più paura del sangue e dei proiettili.

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