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Il Messico invaso dalle alghe: perché tanto silenzio?

Un problema annoso e mai del tutto risolto, diventato insostenibile. Playa del Carmen e la Riviera Maya sommerse da alghe putride ma nessuno ne parla

Il Messico invaso dalle alghe: perché tanto silenzio?

AP Photo/Israel Leal

Chilometri di spiagge di finissima sabbia bianca, il mar dei Caraibi trasparente e cristallino sullo sfondo, i lussuosi resort in riva al mare e i piccoli, funzionali e pittoreschi alberghetti sul lungomare. Un vero scenario da favola, quello di Playa del Carmen, in Messico.

Eppure, il gioiello della Riviera Maya, oggi si trova ad affrontare una delle pagine più tristi della propria storia: da luogo incantato, teatro di alcune tra le spiagge più belle al mondo, meta gettonatissima per i viaggi di nozze, offre un desolante spettacolo: una putrida marea di alghe che invade mare, spiagge e litorale.

Il fenomeno – che, a onor del vero, ha sempre rappresentato un problema per il Messico – adesso si sta rivelando davvero difficile da gestire. L’enorme quantità di alghe, marcescenti e maleodoranti, invade senza sosta le spiagge di Playa del Carmen e di tutta la Riviera Maya, arrivando anche a toccare il Belize e generando panico e preoccupazioni in turisti e abitanti locali.

Ancora sconosciute, purtroppo, le cause di questa invasione dallo sgradevolissimo odore, anche se, si ritiene, che possa essere causata da alti livelli di nutrienti nel mare o dai frequenti cambiamenti delle temperature oceaniche, correnti o dei venti.

La spiaggia di Playa Del Carmen in data 08/8/2015... chissà per quanto ancora andrà avanti


















Foto e video di Marco Fiengo

Eppure, nonostante le ripetute rassicurazioni sulla non tossicità delle alghe, è chiaro che ciò che preoccupa è l’odore forte e stantio, che invade l’aria rendendola irrespirabile. Infatti, anche dopo aver ripulito parti di litorale, l’odore continua a persistere, generando disagi e malesseri fisici.

A causa di ciò, nonostante le parole positive delle autorità locali sulla qualità del mare e delle spiagge, si assiste a un progressivo calo delle prenotazioni, di annullamenti di viaggi già in programma, a richieste di rimborsi e risarcimenti, generando non solo pubblicità negativa, ma soprattutto enormi perdite nel settore turistico.

E’ raccapricciante vedere le foto scattate dai turisti: i tanto decantati paradisi naturali di Puerto Morelos, Cancun, Playa del Carmen e Tulum, ridotti a una marea nera che impedisce ai turisti di raggiungere il mare o di passeggiare lungo la spiaggia, vinti dall’insopportabile odore.
 

Tra albergatori, gente del luogo e turisti, tutti provano a dare una mano

Roberto Borge Angulo, il Governatore di Quintana Roo– lo stato che comprende, tra gli altri, i territori di Cancun, Chetumal, Playa del Carmen e San Miguel de Cozumel – ha richiesto a gran voce un aiuto alle autorità competenti. Ma, nonostante i 12milioni di pesos già stanziati per ripulire le spiagge e le rive, ci si è subito resi conto che la cifra è fin troppo esigua per arginare un problema increscioso che rischia di tramutarsi in un disastro ambientale.

Al Governatore, fa eco Carlos Gosselin Maurel, presidente dell’Associazione Albergatori di Cancun e Puerto Morelos, il quale ha affermato che gli albergatori hanno iniziato ad assumere più personale per sollevare le alghe, almeno in prossimità dei propri resort. 

Contando sull’aiuto di tutti, infatti, si spera di limitare i danni all’ambiente circostante. Non è raro, infatti, trovare turisti che, armati di mascherina, vanga e pala, spalano le spiagge per cercare di ripulire l’ambiente circostante nella speranza di riportarlo all’antico splendore.

Nonostante il problema vada sempre più degenerando, si assiste a una situazione sconcertante. Perché mai nessuna testata giornalistica dedica spazio a quest’annoso e spinoso problema? Perché non si pensa, piuttosto, ad avvertire i propri cittadini, onde prepararli a ciò che potrebbero trovare una volta giunti a Playa del Carmen e, in generale, su tutte le coste del Messico bagnate dal Mar dei Caraibi? E, inoltre, perché non si pensa ad agire concretamente per preservare un ecosistema unico al mondo?

Domande difficili alle quali, però, bisognerà dar presto risposta. Perché, nonostante il problema non rappresenti più una novità per il Messico, si potrebbe ben studiare una strategia per tenerlo sotto controllo, proprio per evitare situazioni incresciose che, non solo danneggiano il settore turistico, ma l'intera economia. 

Quello che un tempo era un paradiso naturale, un paesaggio da cartolina, amato, apprezzato e vantato nel mondo intero, oggi, appare solamente spettrale e grottesco. In una sola parola, innaturale.

I danni al settore turistico sono già immensi: spiagge deserte e alberghi vuoti sono solamente la punta dell’icerberg di un problema che ha radici profonde. Una massiccia opera di informazione, che travalichi i confini del Messico e arrivi nel mondo intero forse, può contribuire ad una maggiore sensibilizzazione al problema e portare quegli aiuti che, ad oggi, appaiono totalmente insufficienti.

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