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Il cimitero di Staglieno, qui dove riposa Fabrizio De Andrè

Il cimitero di Staglieno è considerato uno dei cimiteri monumentali più belli d'Europa. Qui riposano italiani celebri come De Andrè e Fernanda Pivano

Il cimitero di Staglieno, qui dove riposa Fabrizio De Andrè

C’è chi ama i musei, chi i parchi, chi le cattedrali: tanti amano, invece, i cimiteri. Ma non per gusto dissacratore, per spirito splatter o per fare “un’esperienza trascendentale tra la vita e la morte” (da leggersi con voce alla Carlo Verdone in Un sacco bello): i cimiteri possono essere luoghi d’arte, di storia e di poesia esattamente come le strade delle nostre città… solo un po’ più silenti. Il cimitero di Staglieno, in quel di Genova, è una di quelle Spoon River dove è un piacere passeggiare, senza timori, accerchiati dal bello e dall’immensità, considerato a ragion veduta uno dei cimiteri più belli d’Europa.


IL CIMITERO DI STAGLIENO: LA STRUTTURA

Il cimitero monumentale di Staglieno si trova nella Val Bisagno, una delle principali valli del Genovesato, realizzato a partire dal 1835 e aperto al “pubblico” nel 1851 sul progetto del maestro architetto Carlo Barbino, prima, e del suo allievo Giovanni Battista Resasco, poi. Il complesso include un cimitero inglese (Constance Lloyd, moglie di Oscar Wilde è sepolta qui), uno protestante e uno ebraico.

Al centro del camposanto si staglia la Statua della Fede alta 9m, opera di Santo Varni. Alle sue spalle, in cima ad un imponente scalinata, si erge invece il Pantheon, decorato con colonne doriche e fiancheggiato dalle statue di Giobbe e Geremia. Tanti uomini e donne famosi incantati di fronte a questo monumento all’eternità. Da Ernest Hemingway che lo definì “uno delle meraviglie del mondo” sino a Mark Twain che, in Innocents Abroad, sosteneva che <<per noi queste lunghissime file di incantevoli forme sono cento volte più belle della statuaria danneggiata e sudicia salvata dal naufragio dell’arte antica ed esposta nelle gallerie di Parigi per l’adorazione del mondo>>.

video credti: GenoaMunicipality

Nonostante le statue e i marmi oggi non posseggano più il candore di quasi 200 anni fa (per via dello smog, della polvere e dell’inquinamento), le tombe e le sculture del cimitero restano piene di grazia e fascino. Frutto della borghesia colta e progressista genovese, testimoniano ancora oggi, quella volontà di celebrare ad oltranza la propria memoria e i propri fasti. Una delle strutture più comuni è quella che raffigura il defunto circondato da statue di cari o di conoscenti; oppure tombe vagamente egizie, quasi a ripercorrere i riti d’immortalità dei Faraoni; o ancora sepolcri liberty, dove la morte e gli angeli assumono forme femminili e seducenti che ammaliano il trapassato e lo trascinano nell’Aldilà.


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PERSONALITÀ CELEBRI SEPOLTE NEL CIMITERO DI STAGLIENO

Come in un italico Père-Lachaise, anche il noto cimitero genovese custodisce le tombe di personaggi noti che hanno dato grande lustro all’Italia. Primo fra tutti, il cantautore Fabrizio De Andrè, ambasciatore della genovesità, che qui riposa dal 1999. Una semplice cappella bianca quella della famiglia De Andrè, all’interno della quale una lapide senza fronzoli reca sempre fiori freschi, tante foto ed una chitarra, eterna compagna del Faber nazionale. Ma qui riposano anche la grande scrittrice Fernanda Pivano, interprete della beat generation in Italia, il pioniere della fotografia Alfred Noack, Giuseppe Mazzini, l’eroe del Risorgimento Nino Bixio, il primo presidente del Consiglio Ferruccio Parri e perfino alcuni dei Mille di Giuseppe Garibaldi.


CATERINA, LA VENDITRICE DI NOCCIOLINE SEPOLTA A STAGLIENO

Ecco la statuta di Caterina, la venditrice di nocciolineIn questo cimitero non ci sono solo personaggi famosi, ma anche persone comuni che col tempo hanno finito per diventare celebri. È questa la dolcissima e triste storia di Caterina Campodonico, popolare venditrice di collane di noccioline, molto diffuse nella Genova ottocentesca. Simbolo di femminilità forte e indipendente, Caterina finì per attirare su di sé le maldicenze del popolo e della propria famiglia. Come poteva una donna sola riuscire a mantenersi con delle banali noccioline? Da lì le voci sulle sue frequentazioni poco raccomandabili e sulla sua presunta professione di prostituta. Fu dopo un grave male, dal quale si risvegliò risanata, che la povera Caterina decise di investire tutti i suoi risparmi in un grandioso monumento funebre che l’avrebbe ricordata per sempre, in barba alle maldicenze ed ai familiari perfidi. Per l’opera funebre ingaggiò il celebre Lorenzo Orengo, autore di numerose tombe a Staglieno, e il poeta dialettale Gian Battista Vigo, affinché le scrivesse un epitaffio memorabile. Nel 1882 Caterina morì e qui venne a riposare per sempre, scortata da un immenso corteo “con gli occhi rossi e il cappello in mano”, avrebbe detto De Andrè.

By Anselmoorsi - Own work, CC BY-SA 3.0


Da allora i Genovesi riempiono la sua tomba di fiori e lumini in un pellegrinaggio continuo: ancora oggi la tomba di Caterina è meta di turisti da tutto il mondo e di giocatori d’azzardo, convinti che la visita sia di buon auspicio.

Ultima curiosità (music addicted, questa è per voi!): lo sapete che due tombe del cimitero di Staglieno, immortalate dal fotografo Bernard Pierre Wolff, sono finite sulle copertine dei Joy Division? Una si trova sulla copertina del 45 giri Love Will Tear Us Apart, mentre la tomba della famiglia Appiani incornicia la cover dell’LP Closer, pubblicato postumo nel 1980 dopo la morte di Ian Curtis.

Tomba della famiglia Appiani usata dai Joy Divisione come copertina del loro album Closer del 1980photo credit: Di Anselmoorsi - Opera propria, CC BY-SA 3.0


E allora? Siete ancora convinti che i cimiteri siano luoghi di cui avere paura?

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