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I viaggi di Maria Callas: l'amata Italia

Terza e ultima parte dedicata ai viaggi di Maria Callas. L'Italia, l'amata terra che ne decretò il successo e le portò l'amore di Meneghini e di Onassis

I viaggi di Maria Callas: l'amata Italia

Una vita consacrata alla lirica. Una donna fragile e una voce da preservare. Questa, Maria Callas.

Dopo il successo in Grecia e il fallimentare soggiorno a New York, Maria era pronta per il salto di qualità a livello internazionale. L'occasione le si presentò grazie a Nicola Rossi Lemeni - famoso basso italiano dal timbro grave -  e Giovanni Zenatello, il direttore artistico dell'Arena di Verona, che la scritturò per "La Gioconda" di Ponchielli.

La Callas al grande debutto in Italia con La Gioconda di Ponchielli nel 1947Partita da New York, la Callas approdò al porto di Napoli ma, derubata delle valige, dovette proseguire il viaggio verso Verona con pochissimi mezzi a disposizione. Giunta nella città scaligera, Maria conobbe l'uomo che sarebbe diventato suo marito. Industriale, appassionato di musica lirica, Giovanni Battista Meneghini rimase incantato dalla sua figura imponente e affascinato dagli occhi languidi e malinconici.

Affidata alle cure di Tullio Serafin, il famoso direttore d'orchestra,  e istruita vocalmente dal maestro Ferruccio Cusinati, la Callas si apprestava al gran debutto all'Arena di Verona.  Era il 3 luglio 1947: la sua interpretazione ebbe successo, e critiche favorevoli, ma la fama non fu quella sperata. Era tempo di cambiare strategia: su consiglio di Serafin, Maria si trasferì a Roma e, sotto la sua guida, imparò l'italiano e si cimentò nello studio delle opere wagneriane. 

L'interpretazione di "Isotta", nella tragedia Tristan und Isolde di Wagner, in scena al Teatro La Fenice di Venezia, le valse critiche entusiastiche, elogi sperticati e una nuova visibilità. Affiancata da cantanti già affermati, la Callas si era imposta per la drammaticità della recitazione e per l'abilità di aver cantato rigorosamente in italiano.

Da questo momento in poi, fu tutto un crescendo. Supportata da Meneghini, diretta da Serafin, per Maria il biennio 1948-1950 rappresenta il boom.
Grande spettacolo a La Fenice di Venezia per l'Isotta interpretata da Maria CallasIntensa Turandot a Venezia e alle Terme di Caracalla a Roma, battagliera Aida al Teatro alla Scala di Milano e al Teatro Regio di Torino e mirabile Norma a Firenze. L'apoteosi, però, si ebbe per uno strano scherzo del destino: chiamata all'ultimo minuto per sostituire Margherita Carosio, celebre soprano genovese, la Callas sorprese tutti con un'esecuzione magistrale.

La magistrale interpretazione della Callas de L'Aida al Teatro alla Scala di MilanoIn breve tempo, divenne uno dei personaggi lirici più richiesti dei palcoscenici internazionali: nel 1949 interpretò Kundry nell'opera Parsifal al Teatro dell'Opera di Roma; prestò la voce a Fiorilla nell'opera "Il Turco in Italia" al Teatro Eliseo di Roma; seppe dar vita a Lucia di Lammermoor e a Violetta de "La Traviata", infiammando il Teatro Bellini di Catania.

Il successo era finalmente arrivato. Norma, Lady Macbeth, Aida, Medea, la Duchessa Elena ed Euridice furono solo alcuni dei personaggi interpretati al Teatro San Carlo di Napoli, al Teatro alla Scala, a La Fenice, al Teatro Comunale di Firenze e al Teatro Donizetti di Bergamo.

Gli estenuanti vocalizzi, l'intensa arte drammatica, i viaggi intorno al mondo e una drastica dieta dimagrante, iniziarono a minare il corpo della "Divina". Nonostante ciò, Maria aveva raggiunto una nuova maturazione: la sua voce si era perfezionata e arricchita, il suo carattere indomito e fiero l'aveva resa la regina indiscussa delle scene. 

Callas con la mezzosoprano Ebe Stignani ne La Norma a Firenze nel 1950 a FirenzeE nel 1957 incontrò il suo Re. Invitata a un ricevimento in suo onore a Venezia, Maria conobbe l'armatore greco Aristotele Onassis, il grande amore della sua vita, l'uomo per cui mandò a monte il suo matrimonio e che, lentamente, la condusse al declino. Fu un amore forte, intenso e drammatico, fatto di violenti litigi e appassionate riappacificazioni.

Maria, intanto, non era più la stessa. La voce, troppo a lungo sforzata, iniziava a dare segni di cedimento, le sue interpretazioni fredde e poco spontanee: dopo aver interrotto bruscamente un' esibizione a Roma, infuriata per le critiche provenienti dal loggione, abbandonò il teatro. Considerata persona non gradita nei teatri romani e al Teatro Alla Scala, iniziò a diradare gli impegni. 

Distrutta per la fine della relazione con Onassis,  Maria non resse all' umiliazione. Cadde in una profonda depressione che la minò nel forte fisico. Convinta dall'amico Giuseppe Di Stefano, uno dei più grandi tenori italiani, partì per l'ultima tournée della sua vita a Sapporo, Giappone. Pur non riuscendo a riportare la voce ai fasti di un tempo, i concerti raggiunsero un notevole successo. Durante la tournée, l'amicizia che la univa a Di Stefano, vacillò per poi incrinarsi. Amareggiata ancora una volta, Maria si ritirò nella sua casa parigina.La Callas felice accanto al suo grande e difficile amore: Aristotele OnassisIl 16 settembre 1977 l'astro, che a lungo aveva illuminato le scene di mezzo mondo, si spense nella sua casa parigina. Provata nel fisico e, ancor di più nell'animo, Maria morì, apparentemente, per un arresto cardiaco: il cuore, già compromesso per l'insano stile di vita del soprano, non aveva retto agli amori infelici, alle amicizie tradite e, forse, a un successo così planetario.

La morte, avvolta ancor oggi nel mistero, sanciva la fine terrena di una donna e decretava la nascita del "mito". 

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