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I viaggi di Maria Callas: gli Stati Uniti

Seconda tappa alla ricerca dei luoghi che hanno visto nascere e innalzare sugli altari della gloria il più celebre soprano di tutti i tempi: la grande Callas

I viaggi di Maria Callas: gli Stati Uniti

Una voce, un mito. L'essenza di Maria Callas è racchiusa in questi due semplici termini.
Regina indiscussa dei palcoscenici in Grecia, osannata da fan, inseguita da reporter e impresari musicali, Anna Maria Cecilia Sophia Kalogeropoulou - nome con cui era conosciuta inizialmente in Grecia - è un fiume in piena, una star in ascesa, dal carattere ambizioso e di animo inquieto.

Una vera artista riconosce qual è il momento per mettersi alla prova e Maria, donna intraprendente e volitiva, riconosceva che la Grecia poteva costituire un legaccio sul cuore, un ostacolo verso i suoi sogni di gloria. Così, seppur a malincuore, con l'anima gonfia di tristezza, Maria decise di abbandonare quella terra che l'aveva cullata e accolta, regalandole i primi successi da artista. 

Il desiderio di riavvicinarsi al padre, di cui poche notizie aveva ricevuto dopo il divorzio dalla madre, la paura di perdere la cittadinanza americana acquisita per nascita, l'ostracismo di colleghi che la accusavano di collaborazionismo per aver cantato in compagnie dirette da italiani e tedeschi ma, soprattutto, il desiderio di essere l'Unica, indussero Maria Callas a trasferirsi a New York, sua città natale. E' il 1945 e Maria ancora non sa che i sogni di gloria americani s'infrangeranno ben presto. 

Il Metropolitan Opera House di New York in una foto all'epoca di Maria CallasIl biennio 1945-1947, infatti, fu davvero avaro di gioie e di soddisfazioni personali per la cantante che, tornata negli Stati Uniti, aveva assunto il cognome Callas, più internazionale e dal richiamo più immediato.
Nel dicembre del 1945 ottenne un'importante audizione al Metropolitan Opera House di New York ma, nonostante il rapporto entusiasta del critico teatrale che lodò l'incantevole voce e la pregevole interpretazione, Maria declinò l'offerta. 
Si sentiva fuori forma fisica per incarnare Madama Butterfly, personaggio pucciniano che l'aveva sempre lasciata perplessa, e non se la sentiva di cantare il Fidelio di Beethoven in inglese.  

Di teatro in teatro, audizione dopo audizione, la speranza di emergere negli Stati Uniti, fallì miseramente, lasciando Maria in uno stato di vulnerabilità e profonda prostrazione. Si lasciò, quindi, sedurre e abbindolare dal sedicente avvocato Eddie Bagarozy - marito del soprano italo-americano Louise Caselotti -, il quale aveva portato negli Stati Uniti un folto gruppo di cantanti lirici e artisti europei con il miraggio della United States Opera Company, una nuova compagnia teatrale da lui fondata, ma che andò fallita a pochi giorni dal debutto. 
Bagarozy, che già aveva avuto problemi con il fisco americano, scappò con gli incassi delle prevendite, rendendosi latitante.

Altro colpo per l'ingenua Maria che, non solo perse la possibilità di esibirsi a Chicago nei ruoli di Turandot e Aida, ma che aveva anche incautamente firmato con Bagarozy un contratto con cui s'impegnava a versare all'avvocato, improvvisatosi suo agente, il 10% di ogni incasso. 

Una rara foto di Maria Callas con Louise Caselotti e Rossi Lemeni in partenza per la sua nuova vita
Nonostante ciò, la giovane artista non si perse d'animo: senza soldi in tasca, l'unica fonte di sopravvivenza era l'impiego da cameriera al ristorante Asti nel Greenwich Village, in cui ogni piatto era servito intonando un motivetto o un'aria d'opera. Fu grazie alla nuova carriera di cameriera-cantante che conobbe il celebre Nicola Rossi Lemeni, il quale, sentendola cantare per accompagnare una bagna cauda,  tipico piatto piemontese, la informò che l'anziano fondatore della stagione estiva dell'Arena di Verona, Giovanni Zenatello, era in visita a New York per cercare la protagonista per La Gioconda.

L'occasione di una vita, finalmente, bussava alla sua porta. Accettando la parte per un compenso quasi irrisorio, ma allettata dalla prospettiva di poter lavorare con Tullio Serafin, noto direttore d'orchestra, e di potersi finalmente esprimere in un luogo che la rispecchiasse intimamente, Maria colse al volo l'opportunità.

Povera "in canna", com'ebbe poi modo di sottolineare lei stessa, con soli 50 dollari in tasca, in compagnia di Louise Caselotti e di Nicola Rossi Lemeni, Maria s'imbarcò sul transatlantico che l'avrebbe sospinta sulle coste del Bel Paese. L'Italia, così a lungo sognata e sponsorizzata dall'amica soprano Elvira de Hidalgo, non era più un paradiso lontano. 

E' il 27 giugno 1947. Per Maria Callas sarebbe presto iniziata una nuova vita. 

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