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Est Europa on the road: seconda puntata

La seconda parte del viaggio on the road nel cuore dell'Est Europa, tra Slovacchia, Polonia, Repubblica Ceca, Germania ed Austria fino a... casa!

Est Europa on the road: seconda puntata

Ci eravamo lasciati nel bel mezzo del paradiso slovacco e della pioggia incessante al settimo giorno della nostra avventura. Ecco dunque la seconda parte del nostro tour on the road che procederà attraverso Polonia, Repubblica Ceca, Germania ed Austria.

Giorno 8: ci spostiamo di una quarantina di chilometri verso est per visitare en passant Spissky Hrad, meraviglioso castello patrimonio dell’UNESCO. Le nostre caviglie, reduci dai “dolci” pendii del paradiso slovacco, si inerpicano fino in cima al colle che ospita questa meraviglia costruita nel XII secolo, centro del comitato di Szepes, ovvero l’attuale Slovacchia centro-settentrionale. Il sole sta per tramontare perciò ripartiamo. Da qui in poi il nostro tour inanellerà una serie di chiese in legno, simbolo di quest’area della Slovacchia.

Giorno 9: giornata di trasferimento in direzione nord est per raggiungere queste minuscole chiesette ortodosse: la prima è Hervartov. Il paese sembra deserto, decidiamo perciò di telefonare al custode della chiesa per poterla visitare: dopo circa mezz’ora ci si presenta un anziano signore con un’enorme chiave di ferro che ci accompagna nel nostro tour di questa basilica in miniatura. Ci congediamo, e dietro suo consiglio, puntiamo su Bardejov, a pochi chilometri da qui, dove alloggiamo nel centro della città. Approdiamo in un piccolo localino speranzosi di gustare prelibatezze slovacche ma ci imbattiamo in degli ottimi spaghetti e pappardelle nostrane. Una bellissima sorpresa!

Giorno 10: ci lasciamo tentare dalla quiete di Bardejov. Oggi è domenica, è una mattinata fresca e il cielo è limpido e sereno. Gli abitanti del villaggio sono tutti elegantissimi e si recano nell’imponente cattedrale di Sant’Egidio per assistere alla messa domenicale: la basilica è così affollata che il piazzale esterno è altrettanto gremito di persone. Mentre vaghiamo per la piazza principale, circondata da palazzetti dai colori pastello, un simpatico signore ci si avvicina dicendoci in perfetto italiano “Benvenuti nella nostra città”. Ancora una volta siamo accolti con calore e affetto: questo giovane papà, con in braccio un bimbo biondo con degli occhi azzurrissimi, ci racconta che i suoi anziani genitori combatterono sulla linea gotica durante la seconda guerra mondiale. 

La piazza di Bardejov con la sua cattedrale di Sant'Egidio

Giorno 11: ci spostiamo di appena 40 km in direzione est per raggiungere Ladomirova, un’altra delle località che ospita una delle chiese in legno più belle di Slovacchia. Qui ci accoglie una custode simpatica e disponibile che ci racconta ogni piccolo segreto di questa bomboniera. Riprendiamo il nostro cammino e dopo aver attraversato Ruský Hrabovec, giungiamo al confine con l’Ucraina. Non lo varcheremo. Oggi gettiamo un soldino nel pozzo dei desideri, augurandoci di poter visitare questa affascinante terra, granaio d’Europa. In questi mesi andare oltre questo confine a curiosare non sarebbe corretto: a pochi km da qui, infatti, centinaia di persone rischiano la vita. Lasciamo un pezzo di cuore qui e in religioso silenzio facciamo marcia indietro. Da adesso in poi la nostra bussola virerà definitivamente verso ovest.

La chiesa in legno di Ladomirova vista dall'esterno Interno della chiesa in legno di Ladomirova












Giorno 12
: decidiamo di sconfinare in Polonia con un unico intento, ovvero visitare il campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau. I miei compagni di viaggio, infatti, desiderano compiere questo laico pellegrinaggio. Oggi torno qui dopo 11 anni. Il complesso di Auschwitz, quello che corrispondeva al vero campo di lavoro, (per intenderci il luogo della storica e triste immagine del cancello con la scritta “Il lavoro rende liberi”) permette di visitare le prigioni, i forni crematori, il muro delle fucilazioni ed una serie di mostre permanenti sull’olocausto. A tre chilometri da Auschwitz (Oswiecim in polacco), il campo di Birkenau è il vero campo di concentramento ove, dopo essere scesi dai convogli ferroviari, i deportati venivano tenuti prigionieri. Oggi ho deciso di non varcare quel cancello: troppa confusione. Ritornerò prima o poi e mi auguro che, in quel giorno così speciale, possa esserci di nuovo silenzio. Il cielo è grigio esattamente come 11 anni fa.

Giorno 13: dopo la visita ad Auschwitz, rivarchiamo il confine polacco. Percorriamo 250 km verso ovest raggiungendo la località di Macocha, in Repubblica Ceca, dove passiamo una (freddissima) notte in un ostello. Questo paese, che abbiamo già visitato in precedenza, sarà solo una meta di passaggio. 500 km in direzione ovest ci portano nel sud della Germania, nel cuore della Baviera. Puntiamo verso Regensburg, l’antica Ratisbona di Federico II.

Keplerstrasse, targa in onore di quella che fu la casa di KepleroGiorno 14: Dopo una notte passata alle porte di Regensburg, campeggiando sulle rive del fiume Naab, affluente del Danubio, siamo pronti per ripartire. Regensburg, a dispetto del suono non troppo dolce del suo nome, non ha nulla di austero. È una cittadina godibile e tutta da “passeggiare”. Restiamo sbalorditi dall’imponenza della sua cattedrale in gotico tedesco eretta nel 1270, 35 anni dopo la sua elezione a città imperiale. Ci perdiamo tra le stradine ordinate e brulicanti di turisti vagando dall’abbazia di Sant’Emmerano, il più antico monastero benedettino di Baviera, sino alla barocca Alte Capelle, passando per il celebre ponte di pietra, oscurato da enormi teloni, purtroppo, segno di lavori in corso. Mentre passeggiamo ci rechiamo a curiosare in quel di Keplerstrasse, al civico n. 5: qui visse il famoso astronomo Keplero, lo scopritore delle note leggi astronomiche che tanto ci han fatto sudare sui libri. È ormai pomeriggio inoltrato quando ci apprestiamo a lasciare la città. Prossima meta: Halstatt, Austria.

Giorno 15: situata nella piccola regione di Salzkammergut, Halstatt è un piccolo gioiello nascosto sulle rive dell’omonimo lago. Luogo silenzioso e ameno, abitato da nemmeno 1000 persone, era per lo più sconosciuto ai turisti sino ad una decina di anni fa. Oggi è stato dichiarato patrimonio Unesco e attira migliaia di visitatori ogni anno. Anche questa cittadina è tutta da passeggiare e godere in pieno relax: il simbolo del luogo sono gli oggetti realizzati in salgemma, il minerale estratto dalle cave che circondano la città. Lasciata la quiete di Hallstatt ci dirigiamo verso la nostra ultima meta: il ghiacciaio del Großglockner, la più elevata vetta alpina in Austria (3798 m), a circa 150 km in direzione sud-ovest. Dal fondo valle iniziamo la nostra folle salita su per i mille tornanti che ci portano a quote sempre maggiori. Piove e tutt’intorno si iniziano ad avvistare le nevi perenni. L’altitudine inizia a darci qualche problema, ma imperterriti continuiamo la nostra salita. In preda a qualche mal di testa di troppo e con i freni dell’auto che iniziano a protestare, giungiamo nel punto più alto raggiungibile in auto: quota 2428 metri! 

L'incantevole Halstatt

Giorno 16: ultima tappa. Dopo aver dormito alle pendici del Großglockner ci prepariamo ad una tappa molto dura: 1183 chilometri verso casa che percorriamo con pochissime soste. Arriviamo a Taranto che è notte fonda.

La nostra (lunga) avventura finisce qui. 16 giorni, 5590 chilometri, 5 nazioni. Un inverno intero per ricordare e sognare il prossimo viaggio. Dalla ragazza con la valigia è tutto!

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