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Dall'India con passione: il museo del sesso

In un'India lontana, mistica e religiosa, tra paesaggi naturali e incontaminati, esiste un luogo incantato e sublime che fa del sesso il protagonista assoluto: Khajuraho

Dall'India con passione: il museo del sesso
Il sesso, da sempre, è l'espressione primordiale dell'essere umano. Accoppiamento, congiunzione carnale e spirituale, voglia di mettere in pratica la curiosità sessuale e semplice divertissement erotico.

Una raffinata e sensuale statuina sul tempio di Chitragupta, KhajurahoIl sesso, l'amore e la sessualità nel suo complesso, hanno molteplici forme e, nel corso dei secoli, sono stati oggetto d’interesse e studio. Tale compito, però, spesso è risultato arduo. Anche perché, non dobbiamo dimenticarlo, non tutti i Paesi godono della stessa libertà di espressione, di manifestazione del pensiero. Non tutti vedono il sesso come espressione della personalità dell'individuo. Anzi, spesso, accade il contrario: il sesso è spesso considerato un argomento tabù.

Eppure, esiste un luogo in India, che può ben essere definito come tempio sacro dell'eros, del sesso, della sensualità. Stiamo parlando di Khajuraho, circa 620 chilometri da Delhi, nel distretto di Cchatarpur, nello stato di Madhya Pradesh. Ciò che ha innalzato Khajuraho sugli altari della gloria, è la presenza di numerosi tempi induisti e gianisti, realizzati tra il 950 e il 1050 d.C.

Non si tratta, però, di semplici templi: suddivisi in cerchi concentrici, all'interno lo spazio è interamente dedicato all'adorazione e alla venerazione religiosa. L'esterno, invece, è di tutt'altro genere: l'intera superfcie degli edifici è completamente ricoperta di altorilievi su cui prendono vita corpi flessuosi, mollemente adagiati gli uni sugli altri, intrecci di membra e volti estatici.

La buganville rende ancor più spettacolare la shikhara del tempio di Lakshmana, KhajurahoImmersi nel verde, in rigogliosi giardini ricchi di piante e fiori, soprattutto buganville, i templi di Khajuraho, che sono 7 in tuttoVishvanath, Lakshmana, Chitragupta, Kandariya Mahadev , Parsvanath, Devi Jagadamba, Adinath - capolavori dell'architettura induista e veri e propri musei a cielo aperto dell'arte erotica. Nonostante la maggior parte di essi descriva scene di vita quotidiana, quelli a sfondo erotico attirano maggiormente l'attenzione dei viaggiatori.

Questi santuari che s'innalzano verso il cielo con i loro shikhara (cupola a punta tipica dell'architettura induista) ricchi di guglie e pinnacoli, rendono unico il paesaggio circostante, dominando la campagna in cui sono immersi. I giardini che racchiudono i templi sono disseminati di aiuole e sentieri, punti panoramici da cui godere dello spettacolo dei templi da lontano. 

Avvicinandosi alle sculture, si può veramente restare senza fiato. Chiunque le ammiri, anche solo per un attimo, dimentica di trovarsi alla presenza di blocchi di pietra finemente scolpiti. L'espressività di tale opere è talmente impressionante, quasi tangibile, tale da indurci a credere che le forme e le scene rappresentate siano reali. Non si può non essere pervasi da un brivido di piacere e di eccitazione.

Una delle migliaia di sculture erotiche che decorano il Tempio di Vishvanath, Khajuraho Ciò che maggiormente sorprende il turista è l'esaltazione dei corpi degli amanti. Per la cultura indiana, il corpo del partner, è una fonte inesauribile di scoperta, di amore e venerazione. Il sesso, quindi, non è visto né vissuto come fine a se stesso, ma come ricerca continua di soddisfazione reciproca, di conoscenza, risveglio dei sensi e appagamento totale.

Ispirate agli insegnamenti tantrici, le sculture sono rimaste perfettamente conservate, risparmiate dalle incursioni violente dei sultani di Delhi e degli imperatori della dinastia Mogol. 

Il fatto che le sculture erotiche siano collocate all'esterno, fuori da recinto sacro, indica la via per ascendere ai Cieli e congiungersi con la divinità: solo lasciando fuori le pulsioni sessuali, l'uomo si libera, si rende puro per presentarsi al cospetto del Divino.

Lascia senza fiato la tecnica scultorea che modella il tempio di Parsvanath, KhajurahoLe scene rappresentate all'esterno dei templi di Khajuraho rappresentano esplicitamente l'atto sessuale in tutte le sue molteplici varianti, lasciando libera la fantasia di galoppare. Accoppiamenti tra esseri umani, con animali, scene irriverenti (l'elefante che osserva divertito un amplesso), contorsioni acrobatiche, molteplicità di partner: il tutto volto all'illuminazione divina, senza peccato e fonte di piacere per raggiungere il Nirvana.

Difatti, il Dio Shiva, in alcuni testi sacri, rivolgendosi all'amata Parvati, la esorta a lasciarsi andare liberamente, a lasciarsi amare, a vivere il sesso con trasporto e gioia. Solo attraverso il sesso, infatti, il corpo e l'anima si sublimeranno e si libereranno dai legacci. Di notevole interesse, è l'importanza data alla figura e al corpo della donna: danzatrice, moglie e madre, ninfa sinuosa, ammiccante e sensuale. La donna è messa sullo stesso piano dell'uomo: è un soggetto sessuale, attivo, non un oggetto passivo di piacere.

Lasciando il sito sul far del tramonto, è impossibile non voltarsi indietro e ammirare i templi ancora una volta. Unici nel loro genere, spettacolari e maestri d'insegnamento dopo quasi 2000 anni dalla loro realizzazione, questi edifici, considerati Patrimonio dellUmanità dall'Unesco, vanno visti e vissuti, almeno una volta nella vita.

Per apprendere i segreti più reconditi del Kamasutra e dei testi sacri e, perché no, metterli in pratica, raggiungendo l'estasi della conoscenza e del piacere.
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