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Crollano due dighe in Brasile, distrutto un intero ecosistema

Due dighe sono crollate nella zona sud-est del Brasile. Il bilancio è pesante: un intero villaggio è stato investito da una massa di rifiuti tossici e fango

Crollano due dighe in Brasile, distrutto un intero ecosistema

foto: Corpo de Bombeiros/Divulgação))

Il 5 novembre scorso il villaggio di Bento Rodrigues a Mariana, situato nella regione sud-est del Brasile, è stato travolto da una massa di fango, detriti e scorie tossiche a causa del cedimento di due dighe a monte, realizzate per il contenimento delle acque reflue.

Il bilancio dell’incidente è gravissimo: le vittime accertate sono 11 ma ci sono ancora 12 dispersi nel mare di fango e circa 500 sfollati che non hanno più una casa. Incalcolabili, però, sono i danni all’ecosistema, compromesso dalle scorie velenose e dalla melma che ha ricoperto tutto sotto uno spesso strato di residui.


L’incidente

Le due dighe di proprietà della società Samarco, colosso del settore minerario, sarebbero crollate a causa di un cedimento strutturale causato dall’eccessiva pressione esercitata dalla massa di liquidi contro le pareti. I primi segnali di un problema erano già stati individuati nelle settimane precedenti ma non erano state poste in essere le giuste precauzioni per garantire la sicurezza dei villaggi che si trovavano a valle dell’invaso.

Il crollo ha permesso ai 500 milioni di metri cubi di liquami di riversarsi interamente sulla valle sommergendo qualsiasi cosa la massa incontrasse sul suo cammino provocando morte e distruzione.


Le conseguenze

Il dolore per le perdite umane è senza dubbio grande ma non va sottovalutato il rischio ambientale di tale incidente. Nonostante la società mineraria proprietaria escluda categoricamente il rischio di una contaminazione, la realtà appare ben diversa: sono già stati individuati i cadaveri di alcuni animali selvatici travolti dal fango e non si esclude che l’inquinamento delle acque possa causarne altri. Attualmente, inoltre, 250 mila persone dell’area non sono raggiunte dall’acquedotto e, quindi, non dispongono di acqua potabile.

La società Samarco ha già predisposto un indennizzo pari a 260 milioni di dollari  ma le autorità brasiliane considerano la cifra irrisoria dato che la popolazione ha subito danni incalcolabili e il risarcimento previsto non è certamente sufficiente per ripagare le perdite.

I geologi e i biologi, chiamati dal Governo nel team di esperti arruolato per valutare l’entità del danno, ancora non possono esprimersi con certezza. La situazione è in divenire e il rischio è che i fanghi possano deviare il corso dei fiumi, riducendo la quantità di ossigeno in acqua e, quindi, causare l’asfissia dell’ecosistema. Sono già tantissimi i pesci e i vegetali rinvenuti senza vita nei torrenti. Per salvaguardare le specie a rischio di estinzione è partita quindi un’operazione di salvataggio coordinata dal Governo che si avvale di pescatori specializzati e di esperti.

Anche la fertilità dei terreni agricoli è in pericolo e se questo venisse confermato sarebbe un altro duro colpo per l’economia, non certamente florida, di questa parte del Brasile.

Le vie fluviali che attraversano la zona confluiscono nel Rio Doce, un’importante fiume che conduce fino all’Oceano Atlantico. La paura è che questi liquami vadano a inquinare le coste, aumentando esponenzialmente i rischi per l’ambiente. Sulla foce del Rio Doce, infatti, si trova una delle colonie di tartarughe marine più importanti del Brasile che qui nidificano e procreano.

Il Governo brasiliano ha paragonato questo disastro a quello che qualche anno fa ha distrutto l’ecosistema del Golfo del Messico, causato dalla piattaforma petrolifera della British Petroleum.

La situazione è drammatica, una delle aree più affascinanti del Brasile, ai confini della foresta pluviale, sta soccombendo sotto centinaia di metri cubi di melma tossica. La popolazione, già economicamente provata, sta subendo il pesante contraccolpo. Sarebbe bastata una manutenzione più accurata per salvare le vite umane e l’ambiente: ci vorranno decenni, forse secoli, prima che la terra smaltisca le scorie e torni a essere fertile e lussureggiante.

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