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Berlino 25 anni dopo la caduta del muro

Il 25esimo anniversario della caduta di Berlino darà vita ad una serie di celebrazioni che regaleranno, a quanti la visiteranno il prossimo 9 novembre, un arcobaleno di emozioni

Berlino 25 anni dopo la caduta del muro

I meno giovani di noi probabilmente hanno la fortuna di ricordare, pur se piccolissimi allora, le storiche immagini di un lontano novembre del 1989: un grande muro che viene preso a picconate, l’inno alla gioia, fiumi di birra, abbracci. Il muro di Berlino veniva abbattuto per sempre: quei magici momenti non solo sanarono una frattura tra i Berlinesi delle due Germanie apertasi con la guerra fredda, ma segnarono l’inizio del lento percorso che avrebbe portato Est e Ovest verso una nuova epoca di negoziazione.

Vecchia immagine della costruzione del Muro di Berlino

Oggi, a 25 anni esatti da quella festa di tutti i popoli, che mise fine a 28 anni di ferite e tragedie, Berlino e tutta l’Europa si preparano a festeggiare questo compleanno nella città che fece orgogliosamente ribadire al presidente americano Kennedy “Ich bin ein berliner”.

Pezzo dell'Hinterlandmauer ancora in piedi nel Mauerpark di Berlino

A gestire le celebrazioni il Kulturprojekte Berlin GmbH, affiancata dalla Robert-Havemann Gesellschaft (fondazione sorta nel ’90, che si occupa di documentare e render pubbliche la storia dell’opposizione e della resistenza nella DDR), che è invece incaricata di curare una mostra a cielo aperto, costituita da centinaia di Gedenkmodulen (“moduli commemorativi”) disposti lungo la linea del muro.

Foto del Checkpoint Charlie ai tempi della Guerra Fredda

Ma l’aspetto più emozionale del progetto è costituito dal famoso muro di palloncini luminosi che verranno installati lungo l’ex confine tra il Bösebrücke su Bornholmer Straße e l’Oberbaumbrücke, passando per Mauerpark, Porta di Brandeburgo, Checkpoint Charlie (l’unica dogana che permetteva il passaggio tra i due blocchi), per una lunghezza complessiva di oltre 15 chilometri. I palloncini illumineranno Berlino per tutto il weekend e verranno infine liberati al tramonto di domenica 9 novembre.

L'imponente Porta di Brandeburgo

Ad ogni sfera luminosa verrà inoltre assegnato un “padrino”, il cui compito sarà appunto quello di sganciare il palloncino dal suo sostegno e affidargli un pensiero di speranza per il futuro a venire affinché quella vergogna, che divise con dolore una stessa patria in due, non si ripeta mai più. Chiunque ha potuto candidarsi negli scorsi mesi come padrino: sino a  fine estate è stato possibile candidarsi sul portale ufficiale dell’iniziativa affinché non solo i berlinesi potessero compartecipare a questo momento solenne. A rendere ancora più spettacolare, inoltre, la “caduta” del muro di palloncini, per la quale è previsto una sorta di countdown musicale, eseguito dall’orchestra nazionale sotto la direzione di Daniel Barenboim.

La Cappella della ConciliazioneIl programma prevede inoltre, per la mattinata del giorno 9, una cerimonia commemorativa nella Cappella della Conciliazione di Bernauer Str., e l’inaugurazione di una nuova mostra permanente al memoriale del Muro, in presenza della Cancelliera Angela Merkel.

Un’ottima occasione per vivere Berlino con un piede tra passato e futuro, consci di partecipare ad un compleanno assolutamente speciale. Se sceglierete di prender parte a questo momento, oltre ai luoghi celebri presso cui si snoccioleranno le celebrazioni, non perdetevi un luogo magico: la casa di Osman Kalin, turco dell’Anatolia, arrivato in Germania fu nel 1943.

La curiosa casa che il turco Osman Kalin costruì a ridosso del MuroOsman Kalin 25 anni dopo

Osman lavorava su un mercantile e vendeva cetrioli al Terzo Reich: qualche decennio dopo i cetrioli decise di piantarli direttamente sotto il muro nella zona ovest. E all’ufficiale del reggimento di frontiera n.33 che, mitra in pugno, gli intimò di sparire dicendogli che quello era territorio della Ddr, rispose che la Ddr era dall’altra parte del muro. Ma si sbagliava. In quel punto il muro avrebbe dovuto fare una specie di zigzag, ma la Repubblica democratica tedesca, nel costruirlo, tirò dritto tagliando fuori un pezzo di terra socialista dentro Ovest. Osman, facendosi beffa della guerra fredda, iniziò a costruire un’intera casa a ridosso del muro con i soldati dell’Est che gli si affacciavano dentro casa.

Ma alla fine la sua coloratissima casa rimase in piedi e fu abbattuto il muro. Osman racconta ancora oggi con orgoglio quella storia a tutti i visitatori che passano da lì. Andate a trovarlo nel quartiere di Kreuzberg: sono passati venticinque anni e lui è ancora in quella casa con giardino, oramai in mezzo a uno spartitraffico.

Il cuore di Berlino, 25 anni dopo la caduta del muro, è tutto lì.

Berlinesi che festeggiano la caduta del muro

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