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Attacco terroristico a Parigi, colpito il cuore dell'Europa

Sparatorie ed esplosioni hanno spezzato la tranquillità della capitale francese, città simbolo dell'integrazione culturale

Attacco terroristico a Parigi, colpito il cuore dell'Europa

13 novembre 2015, una data che difficilmente l’Europa potrà mai dimenticare. Un commando terroristico ha portato a termine 7 attentati concertati nel cuore di Parigi. Una missione organizzata, studiata nei minimi dettagli per colpire il fulcro del mondo civile: oltre 127 morti, quasi un centinaio di ostaggi solo in una sala da concerti gremita in occasione di un'esibizione rock, altre decine di cadaveri allo Stade de France dove era in corso un’amichevole tra la nazionale francese e tedesca. Nella notte l’ISIS ha rivendicato l’azione.

 

I luoghi dell’attacco

È stato ribattezzato l’11 settembre dell’Europa: un attentato senza precedenti per il Paese transalpino che deve nuovamente fare i conti con la furia omicida, dopo la strage nella sede di Charlie Hebdo avvenuta a inizio anno. Atti vili, compiuti nei luoghi simbolo del divertimento: lo stadio, il teatro, le brasserie e i bar, dove nessuno si sarebbe mai aspettato che potesse scatenarsi un simile inferno. È come sparare alle spalle, con codardia, per incutere il terrore e togliere ogni certezza di sicurezza.

Dalle 21.10 è cominciata la lucida follia degli otto terroristi che, armati di fucili a pompa, kalashnikov e bombe hanno lasciato dietro di sé una scia di sangue: un kamikaze si è fatto saltare in aria allo Stade de France e, contemporaneamente, gruppi di uomini hanno iniziato a sparare da una macchina in corsa contro gli avventori della pizzeria La Belle Équipe in rue de Charonne, del bar Le Carillon in rue Alibert e del ristorante Le Petit Cambodge in rue Bichat, causando in questo modo 30 morti. Un altro kamikaze si è fatto esplodere in Boulevard Voltaire senza causare vittime e, nel frattempo, un gruppo di altri tre terroristi ha assaltato il teatro Bataclan dove 200 persone assistevano a un  concerto di una band californiana.

La sala è rimasta nelle mani dei jihadisti per diverse ore: gli attentatori hanno fatto irruzione coi fucili a pompa, sparando alla cieca sulla folla al grido di "Allah è grande". Si sono barricati all’interno e per diverse ore hanno tenuto con loro decine di ostaggi. Solo l’intervento delle teste di cuoio ha potuto porre fine all’incubo, ma non ha scongiurato l'uccisione di quasi 70 prigionieri vittime del fanatismo religioso.

 

Le conseguenze dell’attentato

In una condizione di profondo shock, misto alla paura e alla consapevolezza che niente sarà più come prima, la Francia ha dichiarato lo Stato di emergenza per la prima volta dal 1944: frontiere chiuse, città paralizzata e decine di migliaia di poliziotti e di militari a pattugliare le strade del centro urbano.

Da tutto il mondo sono giunte parole di condanna per il gesto vile compiuto da parte di uomini addestrati a uccidere secondo le modalità della cellula terroristica dell’ISIS che d'altronde, nelle ore successive, ha minacciato anche Roma, Londra e Washington.

Ovunque sono state migliorate le misure di sicurezza contro un nemico che non si conosce e che sembra impossibile da prevedere perché agisce con la spregevole codardia che ha dimostrato a Parigi, mirando a luoghi molto frequentati dai cittadini e totalmente inaspettati.

 

La Francia è simbolo dell’integrazione culturale e della fratellanza, Parigi è l’emblema della città cosmopolita e aperta al dialogo civile. È una città che ha saputo costruire col tempo una mentalità internazionale, è la capitale europea dell’Amore. Questo non può e non deve cambiare. Le scene viste nella terribile notte appena trascorsa devono essere un monito affinchè questa guerra venga combattuta con tolleranza zero verso i criminali ma, soprattutto, con maggiore spirito di solidarietà. Il sentimento di unità che cresce a dismisura in queste occasioni può essere infatti l’arma con cui dimostrare che non riusciranno mai a sconfiggere un Paese dalle solide tradizioni democratiche quale è la Francia.

Ed è per questo motivo che non bisogna modificare le proprie abitudini, che bisogna continuare a viaggiare e a conoscere il mondo e la sua diversità culturale, senza cadere nella trappola del timore del diverso, liberando la mente da pregiudizi e assaporando tutto ciò che di bello, questa Terra ferita, ha ancora da offrire.

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