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Allarme terrorismo: le nuove misure per chi vola in Europa

A pochi giorni dalla strage di Parigi l'Unione Europea parla delle nuove misure preventive in arrivo per la lotta al terrorismo

Allarme terrorismo: le nuove misure per chi vola in Europa

Già all'indomani degli attacchi a New York dell'11 settembre 2001, in pieno e improvviso allarme terrorismo, le istituzioni mondiali, i leader politici e i cittadini, giudicarono impellente l’esigenza di rafforzare la sicurezza interna, richiedendo a gran voce controlli più efficaci e serrati sui passeggeri che, in entrata e uscita dai Paesi esteri, transitavano liberi negli aeroporti, nelle stazioni e nei porti internazionali. 

Adesso, dopo i sanguinosi fatti accaduti alla redazione del periodico satirico Charlie Hebdo, che hanno visto Parigi al centro di una nuova strage cha ha fatto scattare in tutto il Continente l'allarme terrorismo, l'Unione Europea parla di intesificare i controlli e di implementare innovative misure per la sicurezza dei cittadini e dei viaggiatori d'Europa.

Il Consiglio dei Ministri Europeo ha, infatti, accelerato la messa a punto di un nuovo protocollo interno, basato sul continuo scambio e aggiornamento delle informazioni sui passeggeri, sia all'interno sia all'esterno dell'Unione Europea. Una comparazione di dati sensibili, svolta dall’intelligence di ogni stato membro.

Innanzitutto, il protocollo prevede maggiori controlli sui voli, nazionali e internazionali, e controlli sui passeggeri: l’obiettivo, difatti, è quello di tracciare una sorta di "road map" di ogni minimo spostamento, incrociandolo con i dati e le generalità dei passeggeri.

Dopo l'11 settembre è obbligatorio tenere carichi tutti i dispositivi elettronici per consentire una verifica dei contenuti da parte dei responsabili della sicurezza. Anche uno smartphone può contenere una bomba esplosiva

Queste informazioni, considerate non invasive della privacy dei viaggiatori – o quantomeno sacrificabili in nome della sicurezza nazionale - saranno raccolte in un apposito registro e conservate per un periodo di tempo che, però, non può superare il triennio.

Si parla, a tal proposito, di PNR, un acronimo che sta a indicare il passenger name record, ossia la scheda identificativa di ogni singolo passeggero. Tali informazioni dovranno esser messe a disposizione delle forze dell’ordine, ogni volta che sarà ritenuto necessario.

Il Pnr - al vaglio già dal 2011, ma ancora non operativo - potrebbe vedere la luce entro la fine nel 2015 e dovrà obbligatoriamente contenere i dati anagrafici: nome, cognome, indirizzo, estremi dei documenti d’identità; ma anche, ed è questo l’elemento distintivo, le abitudini e i gusti gastronomici del viaggiatore: quale tipo di pasto preferisce consumare a bordo, in che modo ha acquistato il biglietto – acquistandolo con carta di credito, sarà più facile risalire alle transazioni economiche – e, eventualmente, anche informazioni igienico-sanitarie.

In esame, c’è anche la possibilità di poter includere tra i controlli in aeroporto le impronte digitali e il gruppo sanguigno. Informazioni dettagliate e preziose che consentiranno di avere un quadro, quanto più preciso, della situazione aeroportuale.

Intrecciando abilmente gli elementi forniti, si assolverà un duplice compito: infatti, non solo essi costituiranno una sorta di filtro preventivo all’ingresso di possibili sospetti, ma saranno, altresì, utili per condurre le indagini nel minor tempo possibile.

Del rendere al più presto effettivo il Pnr e delle altre misure al vaglio in tema di sicurezza e di controlli contro il terrorismo si parlerà a Riga il prossimo 29 gennaio, data in cui era previsto l'incontro tra i ministri dell'Interno e della Giustizia dell'Unione Europea.

Alcuni Paesi dell’Unione, alla luce dei recenti fatti sanguinosi, hanno già deciso di moltiplicare i controlli, avvalendosi dell’aiuto dell’Esercito: chiese, ambasciate, monumenti d’interesse storico, biblioteche, sedi giornalistiche e teatri – considerati gli obiettivi prescelti dai terroristi - sono costantemente presidiati e tenuti d’occhio per scongiurare la seppur minima minaccia.

Queste misure precauzionali contro il terrorismo – alcune delle quali impensabili fino a qualche decennio fa – sono solo il primo passo per la tutela della sicurezza. Un piccolo contributo che potrà rendere l’Europa un luogo più sicuro e soprattutto in cui viaggiare in libertà.

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